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sabato, 14 novembre 2009
INTERVISTA | di Michele Giorgio - INVIATO A JENIN PALESTINA - L'EX LEADER DELL'INTIFADA «Vogliono imbrogliarci, sciogliamo subito l'Anp» Parla Zakaria Zubeidi. Nel quarto anniversario della morte di Arafat la pace sembra più lontana che mai. «Incontro gelido» tra Obama e il premier israeliano Netanyahu, mentre in Cisgiordania le elezioni di gennaio sono già in forse e, anche nell'Autorità nazionale, in molti non credono più nell'agognato Stato. C'è chi sogna un Karzai palestinese, ma Ramallah non è Kabul
La scuola di recitazione del «Teatro della libertà» è vicina al campo profughi di Jenin, ospitata in una bella casa di pietra bianca. All'interno una decina di adolescenti, tra cui un paio di ragazze velate, recitano a turno, evidenziando un talento che l'insegnante che li segue attentamente giudica «sorprendente» per la loro età. Sarebbe felice di incontrarli Arna Mar, l'ebrea israeliana scomparsa qualche anno fa, che fondò il Teatro della libertà per offrire un'opportunità di riscatto ai bambini del campo profughi. Non pochi dei ragazzi di Arna sono stati uccisi durante l'operazione israeliana «Scudo difensivo» voluta nel 2002 dall'allora premier Ariel Sharon e culminata nella distruzione di metà del campo profughi di Jenin.
Tra i sopravvissuti qualcuno, come Zakaria Zubeidi, è tornato «a fare teatro» dopo aver messo da parte il mitra. Comandante locale delle Brigate dei martiri di al Aqsa (Fatah), ricercato per anni, sfuggito a più di un «omicidio mirato», ora Zubeidi sostiene di «combattere in un altro modo», attraverso il Teatro della libertà. Secondo Zubeidi, che abbiamo incontrato proprio nella scuola di recitazione, sia l'Anp di Abu Mazen, sia Hamas hanno tradito le aspirazioni del popolo palestinese. La sua scelta di tornare al teatro è stata molto discussa. Sì, e non tutti l'hanno capita. In realtà io continuo a lottare per la mia terra e per il mio popolo. È un modo diverso di farlo, ma ugualmente importante. Avrei fatto teatro anche durante la guerra (l'invasione di Jenin nel 2002, ndr), perché l'Intifada e l'arte camminano insieme, contribuiscono entrambe ai diritti dei palestinesi. Le condizioni in quel momento però non lo permettevano. La strada che ci porterà a mettere fine all'occupazione militare israeliana è fatta di tante fasi, quelle in cui si imbraccia il fucile e quelle in cui si lavora per l'indipendenza in altri modi, ad esempio con l'arte o il teatro. Lei è membro di Fatah: crede ancora a una possibilità di accordo con Israele sulla base della formula dei «due stati per due popoli»? Sì e sono convinto che la maggior parte dei palestinesi sia ancora a favore di un'intesa politica e territoriale con Israele. Ma ciò non vale per l'altra parte. Israele ogni giorno ci dimostra che vuole continuare ad occupare, in un modo o nell'altro, la terra del nostro futuro Stato. Continua ad espandere le sue colonie. Non riesce a capire che i palestinesi non accetteranno mai una pace in ginocchio, senza giustizia, e un'occupazione israeliana mascherata da indipendenza. Purtroppo in questo momento così delicato, la nostra leadership è immobile, incapace di uscire dal caos, senza dimenticare lo scontro tra Fatah e Hamas che sta spaccando in due il nostro popolo. Abu Mazen ha proclamato le elezioni per il 24 gennaio e ha fatto sapere di non volersi ricandidare. Quelle elezioni non si faranno, tutti sanno che senza la riconciliazione con Hamas non sarà possibile andare alle urne. È solo una mossa politica che vuole spingere Hamas ad accettare la proposta di accordo nazionale fatta dagli egiziani. Se le elezioni dovessero tenersi, lei chi sosterrebbe? Non ho alcuna preferenza, non mi interessa questo voto, non mi piace questa leadership dell'Anp, non mi piace come si comporta Hamas. E cosa propone in alternativa? Lo scioglimento immediato dell'Anp. È il momento di pensare a costruire una piattaforma unitaria palestinese per rendere libero il nostro popolo. Lo dico ai dirigenti di Fatah e anche a quelli di Hamas. L'Anp è stata un fallimento, dall'inizio alla fine, ha commesso errori gravissimi, l'ultimo quello di fidarsi di Barack Obama. Ma come ha potuto Abu Mazen dar credito agli Stati Uniti, che non osano mai contraddire Israele? E poi l'Anp è controllata dall'esterno. Si riferisce a Israele o al generale americano Dayton, che addestra le truppe speciali dell'Anp? Non credo che Israele controlli l'Anp, ma gli Stati Uniti sì. Lo fanno in mille modi, anche qui a Jenin. L'altro giorno ero alla Corte distrettuale. All'improvviso è entrata una delegazione venuta da Washington e le guardie del corpo americane mi hanno immediatamente bloccato. Mi hanno rilasciato solo dopo l'intervento degli agenti della sicurezza palestinese che hanno detto che ora lavoro per l'Anp. Ma questo non è vero, io non lavoro per l'Anp, sono un semplice cittadino di Jenin. Vi pare giusto che degli stranieri armati decidano chi può entrare in un'aula di giustizia palestinese? Ecco perché l'Anp deve dichiarare fallimento e cessare di esistere. E il Congresso di Fatah, dello scorso agosto, chiamato a dare una spinta alla rinascita dell'Anp? Tutte sciocchezze. Quel congresso non ha cambiato nulla, la gestione del potere è rimasta la stessa. Non c'è stato alcun rinnovamento, anzi siamo tornati indietro di tanti anni.