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martedì, 29 agosto 2006

NB: riporto quest'articolo dell'inquietante, divertente e delirante Blondet come risposta all'articolo che Furio Colombo ha avuto il (barbaro) coraggio di pubblicare ieri su l'Unità.
Colombo - verso il quale la mia stima, da massima che era, ha raggiunto il grado zero - osa aprire il suo intervento così:
- C'è il rischio che la forza di pace in Libano [...] sia vista da molti come una camicia di forza intorno a Israele, considerato colpevole di aggressione mentre, da solo - anche con
errori che dichiara e discute - cerca di sopravvivere alla più violenta aggressione mai subita. -
Di fronte ad un simile incipit comincio a simpatizzare per Blondet.
Potete leggere l'articolo integrale di Furio Colombo qui.
Finiremo nel Gulag, grazie a Ferrara  [da qui]
di Maurizio Blondet
13/08/2006
Il carcere americano di Guantanamo: il nuovo gulag della psicopolizia da Quarto Reich.

Giuliano Ferrara ha vestito i suoi panni preferiti, quelli dello psico-poliziotto: e comincia a smascherare «la quinta colonna di Al Qaeda» in Italia. (1)
C'è un «nemico interno» annidato nell'Occidente, proclama, alleato oggettivamente ai terroristi islamici che ci vogliono tutti morti, vedi (falso) attentato di Londra.
Fa anche alcuni nomi, Ferrara.
Francesco Rutelli, colpevole di aver detto che la guerra in Iraq ha accresciuto il terrorismo anziché liquidarlo, è un «nemico interno».
La Repubblica, colpevole di aver «smantellato la rete efficiente dei servizi segreti», e ancor più colpevole di chiamare «guerriglieri» i terroristi, è un nemico interno.
Sono  nemici interni, denuncia Ferrara, i «numerosi commentatori» che hanno giudicato sproporzionato l'attacco di Israele.
Ma la lista è aperta, naturalmente.
Perché «nemico interno» è un ben noto termine ideologico dei totalitarismi, e le parole «ideologiche» sono appunto quelle che i regimi totali riempiono di significati diversi quando fa loro comodo.
La CEKA leninista, poi KGB, nacque per colpire «il nemico interno», e riempì il Gulag di milioni di «nemici interni» d'ogni stampo, credenti, dissidenti, coltivatori diretti (kulaki) ossia piccoli proprietari, e innocui cittadini che avevano osato lamentarsi delle carestie.
Nei regimi totalitari, i cittadini vengono invitati a smascherare «il nemico interno» denunciando il vicino di casa, spiandone i discorsi: le campagne incessanti contro il «nemico interno» servono a instaurare il Terrore di stato. (2)
I nemici interni, una volta smascherati, non hanno diritti, non possono difendersi, vengono giustiziati e torturati «in via amministrativa», ossia senza garanzie legali.
E' esattamente questo il regime che, con la scusa della guerra al terrorismo, si vuole instaurare.
Non sto esagerando.


L'«unto» Giuliano Ferrara


Basta leggere il fondo di Angelo Panebianco su Il Corriere (3): mettiamo, dice, che l'attentato di Londra (inesistente) sia stato sventato grazie «alla confessione, estorta dai servizi segreti anglo-americani tramite tortura di un jhadista, magari arrestato o sequestrato illegalmente».
Moltissimi, in Italia, condannerebbero i torturatori occidentali.
Ma siamo in guerra, bisogna andare per le spicce, lo Stato di diritto deve scendere a patti con il bisogno di sicurezza: dunque, chiunque si oppone alla tortura e agli arresti illegali, ossia alla sospensione della legalità, è un «nemico interno», come dice Ferrara.
Panebianco lo cita esplicitamente, e dà il suo assenso: il nemico interno, assicura, «esiste eccome». 
Attenzione lettori, cattolici o no, di sinistra o no, pacifisti o no, perché questa manovra è diretta contro tutti voi e tutti noi.
Questi si vogliono dare il permesso di torturare i sospetti arabi, ma per poi poter torturare, condannare senza processo, deportare a Guantanamo, gli oppositori politici.
E' stato sempre per questo che i regimi totalitari hanno agitato il pericolo estremo per la nazione o la rivoluzione, la necessità di salvaguardare la «sicurezza»: per stroncare ogni opposizione politica, reprimere ogni voce di dissenso critico sul loro potere.
Basta denunciare i critici come «nemico interno», oggettivamente alleato al nemico esterno, e il gioco è fatto: non più diritti, non più libertà personale.
Non più diritto di parola, di associazione, di  opinione.
E' allarmante il solo fatto che Panebianco, presunto «liberale», sul giornale della Confindustria, converga col vecchio cekista Ferrara in questo assunto liberticida: segno di una collusione di blocchi di potere molto vasta, contro la democrazia e la libertà.
Questo blocco è più esteso di quanto si creda, supera tutti gli steccati partitici.
Furio Colombo scrive le stesse cose di Ferrara su l'Unità, per lettori di sinistra (4): il «vero discrimine», dice, non è l'asimmetria della guerra, Israele armatissima contro inermi; non è nemmeno nelle atrocità che i giudei commettono.
Il vero discrimine è che «la stessa esistenza di Israele è in pericolo».


Facile deduzione: chi non crede che Israele sia «in pericolo» al punto da infischiarsene dei diritti degli altri e delle vite altrui, è un «nemico interno».
Alleato «oggettivo» dei terroristi, va dunque trattato come i terroristi, deportato, sequestrato, incarcerato senza processo.
Attenti lettori di sinistra, che avete accettato Furio Colombo come direttore e poi notista dell'Unità. Attenti a Colombo, questo uomo di Agnelli, che finge di essere di sinistra per intortare voi, questo Lieberman italiano.
Per lui importa solo una cosa: Israele.
Israele prima di tutto, prima del diritto e della civiltà.
Anche Colombo, con Ferrara e con Confindustria, ci prepara il Gulag.
E lo prepara proprio a voi.
Su Rai3, durante la rassegna-stampa mattutina, ho sentito un giornalista di Libero, Mathias Mainiero, dire che i pacifisti di sinistra sono «culturalmente finanziati» dall'Iran e dalla Siria.
Non vedete qui la trappola liberticida?
Non possono dire che gli antiguerra sono finanziati «economicamente» (ossia che ricevono denaro) dagli stati «terroristi»; ma dicono che siete, che siamo, «finanziati culturalmente».
Ossia che le nostre idee ed opinioni non sono nostre, ma del «nemico interno», che ce le fornisce. Come l'Iran fornisce ad Hezbollah certi missili, così fornisce a voi e a noi le idee, che sono armi «del nemico».
Le idee vi condannano alla deportazione e al Gulag.
E questo, nel nome dell'Occidente.
Ma è la voglia di instaurare la polizia del pensiero.
E' voglia di totalitarismo: stavolta non per «la rivoluzione proletaria» sempre minacciata, né «per la salvezza della razza», ma per Israele sempre minacciata.
Ma i risultati su di voi e su di noi, sui cittadini tutti, sono gli stessi: persecuzione, privazione della libertà, eliminazione dell'opposizione politica.


Il direttore di Libero Vittorio Feltri


Cari lettori giovani, avete il triste privilegio di vivere nello Stato nascente di un nuovo totalitarismo.
Vogliono far nascere un'altra volta il Terrore pubblico, il regno della menzogna totale, ossia chiusa ad ogni altra voce.
Potete assistere alla fase iniziale di questo processo, che noi più vecchi abbiamo già visto e conosciuto in URSS, che ha già descritto Orwell in «1984»: l'elaborazione della neo-lingua ideologica, incriminatrice, che rende possibile - anzi lecito - il Gulag.
Come?
Ritorniamo al pezzo di Ferrara.
Egli accusa Bill Clinton di avere lasciato crescere il terrorismo islamico «con la sua politica estera negazionista».
Ecco, vedete una parola che, sotto i vostri occhi, cambia di significato.
Fino a ieri, «negazionista» era chi negava che sei milioni di ebrei erano morti nei lager nazisti, chi diceva che le camere a gas non erano mai esistite.
Da oggi, è «negazionista» chi non crede che l'Islam ci stia aggredendo, e che sia così pericoloso come dicono i neocon israelo-americani.
Il punto grave è che l'accusa di «negazionismo» è già in sé una condanna penale.
Ci sono leggi in tutta Europa che puniscono il «negazionismo» nel senso stretto (in Italia, la legge Mancino).
Basta ampliare un po' la vastità del termine incriminante, e siete - siamo tutti - passibili di incarcerazione, in base a leggi già vigenti.
«Islamo-fascismo» è un'altra parola del genere (5).
Una parola ideologica, il cui significato cioè è estensibile ad arbitrio del potere.
Cos'è?
Come va definito l'«islamofascismo»?


Questo non viene detto mai: il termine deve restare «aperto» al massimo, per includervi sempre nuove categorie di «nemici interni».
Voi pacifisti di sinistra vi credete anti-fascisti?
Ecco invece che vi smascherano come «islamo-fascisti», perché protestate contro i massacri di bambini in Libano.
Finirete nel Gulag, fra gli applausi di Colombo e della Confindustria, di Libero e dell'Unità.
E non confidate troppo che il governo, ora di sinistra, vi ripari da questa fine.
Questo governo già manda soldati a combattere per Israele - ossia a disarmare Hezbollah - in Libano.
E non li ritira dall'Iraq né dall'Afghanistan.
Nemmeno confidate nell'opinione pubblica, oggi massicciamente contro la guerra giudaica, e già ridotta al silenzio.
Perché, come sappiamo noi più vecchi dalla storia vissuta, basta terrorizzare l'opinione pubblica per spingerla alla cieca contro «i nemici interni».
E' per questo che lorsignori hanno architettato l'11 settembre (perché l'hanno fatto loro: ve lo dico finchè sono ancora in tempo, presto dirlo sarà reato): per spaventare la gente al punto, da indurla ad accettare gravi riduzioni della libertà personale e di pensiero, «lussi che non ci possiamo permettere» perché «siamo in guerra».
E ormai, basta annunciare un attentato non avvenuto, e l'opinione pubblica si spaventa.
Chiara Beria d'Argentine, progressista e radical-chic, dopo il falso attentato di Londra è tutta contro gli arabi, questi «terroristi»; già comincia a pensare come la Fallaci: per paura, non ragiona più.
E' questo il loro trucco.
Ve lo dico finchè siamo in tempo.
Perché quelli che ci vogliono nel Gulag sono pochissimi.


L'ex direttore dell'Unità Furio Colombo


Sono una minoranza assoluta e folle: come sempre il Terrore di Stato viene instaurato da minoranze infime, ma determinate e folli, che hanno in mano gli strumenti essenziali del potere.
Diciamolo dunque, finchè sono pochi e in stato nascente: i «nemici interni» sono loro.
Sono Ferrara, Panebianco, Furio Colombo, Renato Farina…
Sono i nemici della democrazia e della civiltà stessa occidentale, perché questa civiltà è basata sul diritto e sulla libertà personale non come «lussi», ma come «essenza».
Coloro che ci dicono che l'Occidente deve adottare la tortura e i sequestri senza accusa per la propria salvezza, hanno già annullato l'Occidente.
Sono già culturalmente emigrati in Asia, l'Asia dei mongoli sterminatori, l'Asia senza diritto di guerra né di pace, l'Asia che stermina i bambini in Libano, l'Asia del Gulag.
Se l'Occidente tortura, non c'è più alcun Occidente da salvare.


Svegliatevi, finchè siete in tempo: denunciate i «nemici del popolo», i «nemici interni», questi alleati «oggettivi» di uno Stato straniero che ci vuole coinvolgere tutti nelle sue guerre, contro il nostro interesse nazionale.
Sono loro le quinte colonne che ci odiano e tramano contro di noi.
E sono «molto pericolosi», come dice Ferrara di noi.
In questo ha ragione: loro, gli psicopoliziotti, le quinte colonne di Tsahal, i vecchi bolscevichi mascherati da liberali e cristianisti occidentali, sono estremamente pericolosi, e noi più vecchi li abbiamo già provati.
Svegliatevi adesso, o vi desterete nel Gulag del prossimo secolo, nei lager del Quarto Reich ebraico.

Maurizio Blondet



Note

1) Giuliano Ferrara, «La quinta colonna di Al Qaida - una parte dell'occidente si comporta come il fatale nemico interno», Il Foglio, 12 agosto 2006.
2) Come al solito, Ferrara non dice nulla di testa sua, non fa che tradurre in italiano i temi dei neocon americani (in realtà israeliani) al potere in USA. Il primo a denunciare gli oppositori alle guerre infinite di Bush  come «nemici interni» e «insorgenti» (termine usato per Hezbollah e guerriglieri iracheni) è stato Newt Gingrich, il capintesta repubblicano. Vedere Cathy Garger, «The new american insurgency», AxisofLogic.com, 9 agosto 2006. E non è casuale che stiamo citando un sito web: in USA, dove i media sono controllati dal nuovo Terrore totale, sono l'ultima voce di critica. Sono stati i web e i blog che hanno determinato la disfatta di Lieberman, e questo ha fato scattare l'allarme nel potere: questa opposizione democratica, dice Ginghrig, è una «insurgency» come quella degli Hezbollah; gli oppositori sono «enemies», e sappiamo che in Usa questi «enemies» riempiono il lager di Guantanamo.
3) Angelo Panebianco, «Il compromesso necessario», Il Corriere della Sera, 13 agosto 2006.
4) Furio Colombo, «L'ultima guerra», L'Unità, 13 agosto 2006.
5) Il termine «islamo-fascismo» è stato pronunciato da Bush a proposito dei (presunti) attentatori degli aerei di Londra, ma è stato concepito da Daniel Pipes, neocon ebreo-americano con doppio passaporto, capo di un Middle East Forum e del «Jerusalem Summit»: sono i laboratori che sfornano il nuovo linguaggio totalitario, la «lingua di guerra» per la propaganda israeliana. Ovviamente ci sono altri termini ideologici, ossia estensibili a piacere: al vecchio «antisemitismo» si è aggiunto «terrorismo» per includervi i guerriglieri e i combattenti islamici di ogni tipo. Così Hamas ed Hezbollah, che sono partiti politici, sono «terroristi». Mentre l'ebraica Irgun, che compiva atti terroristici, ha sfornato ex terroristi diventati «statisti», come Begin e Ytzak Shamir. Vedi il mio «Islamofascismo, il nuovo nemico», www.effedieffe.com , 3 agosto 2005.


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postato da: khalastin alle ore 12:35 | link | commenti
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