khalas

gruppo khalas

29/11/2007: MANIFESTO PER LA CREAZIONE DI UNO STATO UNICO E DEMOCRATICO

dalla palestina

adalah - proposta di costituzione democratica per israele

rapporto onu diritti umani in palestina 2007

rapporto onu il muro tre anni dopo

west bank & gaza: le mappe 2007

gerusalemme est: stato di avanzamento del piano E1 (marzo 2007)

conflictsforum.org

massimo mazzucco - l'informazione in italia

mary rizzo intervista gilad atzmon

conferenza bil'in - dibattito Pappe/Avnery

kelebek - cinque stati per due popoli

palestina oggi
[da IMEMC]


Elemento multimediale non supportato!

Notiziario giornaliero a cura di Anna Rossi, Monica Bitto e Ghassan Bannoura - da Betlemme


Raccolta di video-film-documentari in versione integrale su www.akramawad.com

stefano chiarini

aporie: uno stato "ebraico" e "democratico"?

nuove armi

nuove armi - appello

MATZPEN

defending israel from democracy

resistere

Commenti recenti

kelebek in  I cattivi di H...

Archivio

oggi
aprile 2008
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Categorie

appello
boycott campaign
coloni
comunicati
controllo
da vedere
dentro fino al collo
donne e islam
ebrei antisionisti
eventi
fandonie
gaza
gerusalemme
idolatria e iconoclastia
internazionale
israeliani per la pace
khalas info
letture consigliate
libano
lincredibile
mediawar
mentecatto
merde
nablus
new american century
news da israele
news dai territori
no comment
palestina oggi tutte le puntate
paranoie & cospirazioni
politica israeliana
politica palestinese
report
stato unico
storia
storiella
strumenti
zakaria zubeidi

Links

* Hobsbawm sul sionismo *
* La Questione Palestinese *
* LABORATORIO PER UN MONDO FORTIFICATO *
* One Democratic State *
* TLAXCALA *
** Tabula Gaza **
**the end of zionism - world affairs monthly**
**umkahlil**
*I NOSTRI AMICI*
+ Kawther Salam +
- arcipelago -
- challenge -
- hizbu'llāh -
- il vero nemico del giudaismo -
- infopal -
- Israele - Palestina - Libano: i blog del conflitto -
- la resistenza -
- moqavemat -
- two local wars -
>francescani in terra santa<
>hawiyya.org<
a reality on the world
adalah
al-haq
al-mezan
alessandra colla
arab-israeli relations 1917/1970
arial
arna mer-khamis
b'tselem
balata - campo profughi di nablus
dr mabuse
ejjp
erika
eschaton
europalestine (fr)
forum palestina
foundation for middle east peace
free gaza
fuerzas armadas revolucionarias de colombia
Gilad Atzmon
guerrillaradio
hajester
hamas - l'attuale partito di maggioranza in palestina
idl - progetto di costituzione per consenso
if americans knew
il resto del siclo
images of me
international middle east media center
israel shamir
jerusalem media center
john pilger
kelebek
khalas a Nablus
khaleelstyle
kibush
kurt nimmo
lia
master "enrico mattei" - teramo
mazzetta sulla palestina
megachip
multaqa
neturei karta
not in my name
palestine blogs
palestine chronicle
palestine monitor
peace palestine
pedulipalestina
qumsyieh
ramallah online
refusing for israel
ribat al mujaheed
rji - filmati da nablus
secondoprotocollo
ta'ayush
talib
the electronic intifada
the expulsion of the palestinians
tlaxcala blog
voltaire network
znet-it - osservatorio mediorientale


Partecipano


*loading* visitatori


Se ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 quelle della RAI sono "testate giornalistiche", questo blog non ne rappresenta una - non nutrendo alcuna simpatia verso il sionismo e i suoi sostenitori.

domenica, 24 settembre 2006

Medio Oriente: il nuovo modo di combattere
di Michelguglielmo Torri ["Galatea" - Ottobre 2006]

Anche se la cosa è stata oscurata dai media occidentali, la guerra dei 33 giorni in Libano ha rappresentato una svolta decisiva negli esistenti equilibri politici e militari. Fino al 12 luglio, Israele aveva sempre basato la sua politica nei confronti degli stati vicini (e dei palestinesi) sull'assioma della propria invincibilità militare. Ma il 14 agosto, al momento dell'interruzione delle operazioni militari in Libano era diventato chiaro che l'esercito israeliano era riuscito a penetrare solo di pochi chilometri in territorio libanese, non aveva raggiunto nessuno dei propri obiettivi strategici ed era stato tenuto in scacco da circa 3.000 combattenti irregolari.
Si è trattato di un rovescio strategico talmente catastrofico che molti analisti politici, pur rendendosi conto del suo significato, hanno esitato a tirarne le somme. Una possibile ragione di tanta cautela è stata che molti di loro hanno pensato che Israele non avrebbe accettato l'esito della guerra, riaprendo le ostilità in tempi brevi. Questa ipotesi è stata avvalorata dalle dichiarazioni in questo senso del leader del Likud e possibile prossimo primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dichiarazioni fatte sia in patria, sia durante un viaggio negli USA.
Tuttavia, nonostante i discorsi revanchisti di Netanyahu e di una parte dell'opinione pubblica, la possibilità di un secondo round a breve termine si è man mano rivelata sempre più vaga. Accanto a quelle politiche hanno infatti cominciato a circolare le analisi militari; e queste ultime hanno avvalorato la tesi che la sconfitta di Israele non fosse dovuta - o non fosse dovuta in maniera preminente - ad una cattiva gestione delle operazioni da parte dei suoi vertici militari, bensì ad una trasformazione del modo di combattere. Quest'ultima rappresenta una netta soluzione di continuità con il modo di combattere prevalente almeno dal tempo della seconda guerra mondiale. L'esercito israeliano, invincibile nel contesto fin qui esistente, si è scontrato con una forza militare che si erano scientemente preparata a combattere secondo nuove modalità; il risultato si è visto. E così come, nella seconda guerra mondiale, era impossibile affrontare le nuove truppe corazzate ricorrendo semplicemente a forze numericamente più ampie di fanteria tradizionale, ora gli israeliani possono aumentare il numero di carri armati Merkava, che rimangono i più potenti del mondo, e possono tentare di utilizzarli meglio, ma è improbabile che raggiungano un risultato diverso da quello ottenuto durante la guerra dei 33 giorni.
Cos'è dunque avvenuto in Libano? Quello che è avvenuto è che le forze di Hizballah e dei suoi alleati, numericamente scarse (il rapporto fra truppe israeliane e irregolari libanesi è stato, a seconda delle valutazioni, dai 10:1 ai 5:1 a favore degli israeliani), organizzate in piccole unità autosufficienti e con il supporto di un efficiente sistema di spionaggio elettronico, hanno fatto ampio uso di un ventaglio di missili terra-terra, terra-aria e terra-mare di costruzione relativamente semplice, relativamente poco costosi, ma che hanno dimostrato una versatilità e una capacità di distruzione notevoli.
Si tratta di razzi di costruzione russa, siriana, iraniana, e, forse, pachistana. In alcuni casi sono missili che si basano su tecnologia cinese modificata o, perfino, su tecnologia americana. Quest'ultima è stata studiata - da pachistani e da cinesi - partendo da alcuni missili Tomahawak, lanciati nel 1989 per ordine di Clinton contro le basi di Osama bin Laden in Afghanistan. A quanto pare, 6 di questi missili caddero senza esplodere in territorio pachistano, permettendone lo studio ai tecnici pachistani con l'aiuto dei cinesi.
L'utilizzo di questo ventaglio di missili da parte di Hizballah ha poi messo in evidenza un altro dato cruciale. Questo è che, nonostante periodiche dichiarazioni in senso contrario, spesso basate su test manipolati, non esistono difese antimissilistiche efficienti. Quelle fin qui create sono sia eccessivamente costose, sia estremamente vulnerabili.
In sostanza, la guerra in Libano ha rivelato quella che l'analista militare Mark Williams ha definito la «democratizzazione della tecnologia missilistica». Una «democratizzazione» che prefigura il tramonto non solo dell'egemonia militare israeliana in Medio Oriente ma anche di quella americana nel mondo.
postato da: khalastin alle ore 11:29 | link | commenti (3)
categorie: strumenti, letture consigliate, politica israeliana
info: khalas.it et gmail.com