

Note sull'ipotesi "Stato Unico"
Riportiamo, da tlaxcala, una vecchia intervista ad Ali Abunimah come integrazione della critica fatta ad Uri Avnery qui. I punti fondamentali del discorso di Abunimah sono sottolineati ed evidenziati in rosso nel testo.
NB: Nessuno degli autori e dei libri citati sono tradotti in italiano:
Ali Abunimah "One Country: A Bold Proposal to End the Israeli-Palestinian Impasse" [2006]
Jimmy Carter "Palestine: Peace not Apartheid" [2006]
Amy Goodman "Static: Government Liars, Media Cheerleaders, and the People Who Fight Back" [2006]
Rashid Khalidi "The Iron Cage: The Story of the Palestinian Struggle for Statehood" [2006]
Ali Abunimah discute le possibilità di "un unica nazione" in Palestina
Ali Abunimah, 28 novembre 2006
Tradotto da Gianluca Bifolchi
Ali Abunimah di Electronic Intifada è apparso su Democracy Now!, intervistato da Amy Goodman, Martedì 28 Novembre 2006. Era insieme al professore della Columbia University ed autore del nuovo libro, "La gabbia di ferro: la storia della lotta palestinese per uno stato", Rashid Khalidi. Questi due intellettuali di punta americano-palestinesi discutono la situazione attuale in Palestina, discutono il ruolo della politica USA, e del nuovo libro dell'ex presidente Jimmy Carter sulla Palestina. Inoltre, Abunimah e Khalidi discutono la storia del colonialismo e dell'occupazione, dai tempi dei Britannici al presente, in Palestina.
Qui per ascoltare Ali Abunimah e Rashid Khalidi [MP3 file]
Trascrizione
Due intellettuali di primo piano americano-palestinesi discutono i loro nuovi libri: Rashid Khalidi con "La gabbia di ferro: la storia della lotta palestinese per uno stato", e Ali Abunimah con "Una sola nazione: una audace proposta per mettere fine all'impasse israelo-palestinese".
Ora parleremo delle ultime notizie da Israele e dai Territori Occupati. Ma prima di tutto, un insolito momento la scorsa notte sulla Televisione Americana. Chi è apparso nel programma Larry King Live sulla CNN, è l'ex presidente Jimmy Carter, fieramente critico sull'occupazione di Israele nella West Bank e nella Striscia di Gaza. Stava parlando del suo nuovo libro "Palestina: pace non apartheid" che sta generando enormi controversie qui negli Stati Uniti.
Presidente Jimmy Carter: E l'oppressione dei Palestinesi da parte delle forze israeliane nei territori occupati è orrenda. E si tratta di qualcosa che non è nemmeno riconosciuta o persino discussa qui negli Stati Uniti. IL problema di fondo...
Larry King: Perché no?
Jimmy Carter: Non so perché no. Non senti mai niente riguardo a ciò che sta accadendo ai Palestinesi per mano degli Israeliani. Come dato di fatto è uno dei peggiori casi di oppressione di cui io sia a conoscenza nel mondo. La terra palestinese gli è stata portata via. Ora loro subiscono un incapsulamento ed un imprigionamento per via del muro che viene costruito in ciò che è rimasto di quella piccola parte di terra santa che è la West Bank. A Gaza da cui Israele si sta ora ritirando. Gaza è circondata da un alto muro, ci sono solo due entrate per essa, una in Israele, che per lo più è chiusa, ed un'altra in Egitto, la gente lì è incapsulata. E la deprivazione di elementari diritti umani tra i Palestinesi è davvero orrenda. E questo è un fatto, è conosciuto in tutto il mondo. E' ampiamente discusso, costantemente in Israele. Ogni volta che sono lì il dibattito sta avendo luogo. Non è affatto discusso in questo paese.
I commenti di Carter arrivano mentre il Primo Ministro Ehud Olmert faceva un discorso di grande importanza lunedì nel quale diceva che era pronto a fare concessioni ai palestinesi per fare la pace. Olmert ha detto che Israele restituirebbe parti della West Bank per la creazione di uno stato palestinese. Ha invitato i Palestinesi a rinunciare alla violenza, rinunciare al diritto al ritorno, ed accettare una scambio di prigionieri per il soldato catturato Gilad Shalit. I commenti di Olmert hanno segnato la prima volta in cui lui si dichiara a favore di uno scambio di prigionieri da che Israele lanciò il suo attacco su Gaza a Giugno.
Olmert non ha avanzato nuove idee su alcuni dei temi più controversi, tra cui gli insediamenti israeliani e lo status di Gerusalemme. Ma ha detto che la pace sarebbe basata si baserebbe sulla posizione dell'amministrazione Bush che ogni nuovo accordo rifletterebbe la realtà delle nuove annessioni di larghe porzioni della West Bank a seguito degli insediamenti.
Il discorso di Olmert arriva un giorno dopo che Israele si è ritirato dalla Striscia di Gaza come parte di un nuovo cessate il fuoco. L'offensiva lunga cinque mesi da parte di Israele a Gaza ha ucciso più di 400 Palestinesi compreso almeno 74 Palestinesi di età inferiore ai 18 anni. I combattimenti continuano nella West Bank dove le forze israeliane hanno arrestato stanotte tredici Palestinesi.
Bene, oggi trascorreremo il resto dell'ora con due voci chiave americano-palestinesi.
Rashid Khalidi, titolare della cattedra Edward Said di studi arabi e direttore dell'Istituto per il Medio Oriente alla Columbia University. Il suo nuovo libro si intitola "La gabbia di ferro: la storia della lotta palestinese per uno stato".
Ali Abunimah, creatore e direttore di Electronic Intifada e più recentemente di Electronic Iraq. Il suo nuovo libro si intitola: "Una sola nazione: una audace proposta per mettere fine all'impasse israelo-palestinese".
Amy Goodman: Oggi dedicheremo il resto del programma con due voci guida americano-palestinesi. Entrambi hanno scritto nuovi libri sul conflitto israelo-palestinese. Qui con me, nel nostro studio c'è Rashid Khalidi, titolare della cattedra Edward Said di studi arabi e direttore dell'Istituto per il Medio Oriente alla Columbia University. Il suo nuovo libro si intitola "La gabbia di ferro: la storia della lotta palestinese per uno stato". Benvenuto a Democracy Now!
Rashid Khalidi: Grazie per avermi invitato, Amy.
Amy Goodman: E' un piacere averti con noi. Pria di tutto la tua risposta all'ex presidente Jimmy Carter e al suo libro.
Rashid Khalidi: di certo non potrei concordare di più con quanto ha detto ieri sera alla CNN. Non vi è dubbio che c'è stata una coltre di silenzio per 39 anni e mezzo e che continua ad esserci nella maggior parte dei principali media su quello che sta accadendo nei Territori Occupati. Il semplice fatto che sono territori occupati, e che questo è andato avanti per 39 anni e mezzo, non è mai, mai menzionato nella maggior parte degli articoli.
Amy Goodman: il fatto che sia un ex presidente a parlarne è insolito?
Rashid Khalidi: beh, questa è la ragione per cui lui era da Larry King. E' molto, molto difficile far passare quel genere di parole sulla CNN. E' importante. Voglio dire, questo è un uomo che ha girato il mondo e penso che ha rappresentato molto validamente questo paese in termini di presenziare alle elezioni, osservarle, supervisionarle. E, io penso sia un uomo che ha un'enorme credibilità, sebbene sia sorprendente come i partito democratico si sta contorcendo sul tema di questo libro.
Amy Goodman: perché pensi questo del partito democratico?
Rashid Khalidi: beh, i politici che si sono dissociati dal libro sono tutti democratici, e questo è interessante.
Amy Goodman: chi?
Rashid Khalidi: non ricordo ogni specifico senatore o deputato, ma c'è stata una presa di distanza da parte di molti di loro verso il presidente. Penso perché tutto ciò che viene detto contro Israele solleva una feroce reazione emotiva presso certe persone ed i politici hanno paura di questo. I media hanno paura di questo. E quindi io non penso che possiamo avere una discussione equa su questi argomenti. Di fatto, una discussione su questi argomenti è ciò che molte persone vorrebbero evitare. Io penso che questo è ciò che il presidente stesso ha detto. On questo paese non discutiamo queste cose. Certamente lo sono in Israele, come lui ha detto. Sono discusse ovunque, ma non sono discusse qui.
Amy Goodman: perchè hai intitolato il tuo libro La gabbia di ferro?
Rashid Khalidi: l'ho chiamato la gabbia di ferro perché questa è la metafora a cui mi è venuto spontaneo di pensare quando cercavo di spiegare la condizione dei Palestinesi durante il periodo del mandato. E allora ho capro che questo era ancora vero oggi, in un certo senso. Loro si trovano dentro, confinati, per mezzo di limitazioni sia fisiche che costituzionali e legali, che rendono loro assai difficile fare alcunché. L'attenzione del libro non è su questo tuttavia. E' su quello che comunque loro hanno fatto o non fatto all'interno di queste limitazioni.
Amy Goodman: parlaci del discorso di Ehud Olmert, e ciò che egli offre nel contesto, ed io penso che come tu dici, senza questa discussione la gente non potrebbe nemmeno capire la storia.
Rashid Khalidi: vero.
Amy Goodman: e il contesto storico di cui parli a proposito della lotta palestinese per uno stato.
Rashid Khalidi: Beh, c'è una storia profonda e c'è una storia attuale. La storia attuale è 39 anni e mezzo di occupazione. La storia più profonda della quale pure mi occupo in questo libro, ha a che fare con quanto è accaduto prima del 1948, nel 48 e successivamente. Il problema non arriva solo fino al 1967. Quindi ciò di cui Olmert sta parlando è la riorganizzazione dell'attuale status dei Territori Occupati, con Israele, come tu hai detto, che si tiene gran parte di ciò che ha occupato nel 1967. Ciò che il Presidente Bush ha concesso ad Israele nell'aprile 2004, cioè i blocchi di insediamento, che era l'area non definita che tagliava la West Bank in tre pezzi. Ma, che poteva espandersi -- continua ad espandersi, come è accaduto per molti, molti anni. Quindi non c'è niente di nuovo nella proposta per quello che posso dire. Ed essa essenzialmente riguarda una riorganizzazione dello status quo precedente al 2000.
Amy Goodman: Bene, torna indietro. Vai indietro nel tempo, abbiamo tempo per questo. Parlaci della storia profonda.
Rashid Khalidi: Bene, la storia profonda ha a che fare con un paese che aveva una maggioranza araba, nella quale i Britannici aiutarono il movimento sionista a stabilire, ciò che fu poi chiamato la Dichiarazione Balfour, un focolare nazionale per il popolo ebraico. Ciò era inteso da Britannici e Sionisti come uno stato ebraico in tutta la Palestina. E questa era... era la prospettiva fin dall'inizio, io penso.
Ciò che nessuno prende molto seriamente in considerazione era quella maggioranza araba, il fatto che avesse una coscienza nazionale, che vedeva se stesa come titolare di diritti. E che, anche dai documenti che i Britannici stessi hanno aiutato a produrre, il Patto della Lega delle Nazioni, la popolazione aveva diritti, un diritto all'autodeterminazione nazionale.
Ciò di cui parlo in questo libro è come quel diritto non sia mai stato concesso. Come i Palestinesi non furono mai in grado di conseguirlo, quali ostacoli furono gettati sul loro percorso. E allora il 1948 comporta l'espulsione di una maggioranza di Palestinesi dalle loro case. Comporta lo stabilimento dello stato d'Israele, ma il non stabilimento dello stato arabo che le nazioni unite avevano auspicato. E io approfondisco cosa successe.
Amy Goodman: la differenza tra il dominio arabo ed il dominio israeliano?
Rashid Khalidi: Beh, ci sono delle somiglianza, i regolamenti d'emergenza che i Britannici imposero nel 1945 sono ancora applicati, per cose come la detenzione amministrativa. Un'innovazione che ora è legge, nella forma dell'Atto sulla Commissione Militare, un cui puoi essere messo in galera per volontà di qualche funzionario del governo. Ma ci sono ovvie differenze. I Britannici facevano finta di essere giudizi imparziali tra le due parti, per quanto fossero fortemente schierati a favore dei sionisti. Questo cambiò leggermente nel 1939, quando capirono che era impossibile far ingoiare il progetto sionista ai Palestinesi ed al mondo arabo.
Amy Goodman: in che modo gli Israeliani espulsero i Palestinesi?
Rashid Khalidi: con la forza. Con la paura. In molti casi la gente fuggì senza essere stata veramente attaccata, per puro terrore, dopo aver sentito di massacri, o rapporti di massacri altrove. Era assolutamente necessario che il 55% di una nazione che aveva un 65% di maggioranza araba, che doveva diventare uno stato arabo in base al Piano di Partizione del 1947, che quel 55%... Non avreste avuto uno stato ebraico in quel 55%, a meno che la popolazione o una larga porzione di essa non venisse espulsa. Inoltre, la maggior parte delle proprietà in quel 55% erano arabe. Quindi era quasi necessario ed inevitabile prerequisito per la fondazione di uno stato ebraico, in un paese con il 65% di maggioranza araba.
Amy Goodman: che si dici della storia della tua famiglia?
Rashid Khalidi: La mia famiglia è di Gerusalemme, la famiglia di mio padre. Alcuni dei membri della mia famiglia erano impegnati, profondamente impegnati in politica. Uno di essi era... l'ho menzionato insieme ad altri in vari miei scritti, giocò un ruolo importante negli anni 30 e 40. Io sono critico verso tutta quella generazione di leader, nel mio libro, perché penso che non furono all'altezza della sfida che affrontarono. ma io...
Amy Goodman: cosa pensi che avrebbero dovuto fare?
Rashid Khalidi: ci sono molte cose che avrebbero dovuto fare. Una cosa che non avrebbero dovuto fare è reagire ai Britannici nel modo in cui fecero. I Britannici arrivarono lì e posero tutta una serie di limitazioni che loro non avrebbero mai dovuto accettare. MOlti di loro, non solo il Mufti, non solo mio zio, non solo un certo numero di altre persone accettarono posizioni nell'amministrazione britannica, che stava lavorando alla negazione della loro esistenza nazionale. Questo fu un errore naturalmente. Essi fecero molti altri errori. Voglio dire, c'è stato un solo momento in cui un compromesso sarebbe stato possibile, quando i movimento sionista era debole, a cavallo tra gli anni 20 e 30. Non colsero la possibilità. C'è stato un momento in cui la reale resistenza ai Britannici avrebbe potuto cambiare le cose, come accadde in Iraq, in Egitto, in Siria negli anni 20. I Palestinesi non si rivoltarono se non alla fine degli anni 30 e fu una rivolta di popolo.
Amy Goodman: perchè?
Rashid Khalidi: è difficile rispondere. Voglio dire che nel libro non c'è una risposta, perché non sono sicuro della ragione. In qualunque altro posto ci furono rivolte nazionali armate contro il dominio dell'impero britannico, ma non in Palestina fino alla fine degli anni 30.
Amy Goodman: stiamo parlando con il professor Rashid Khalidi, titolare della cattedra Edward Said di studi Arabi alla Columbia University. Autore di numerosi libri, l'ultimo dei quali è "La gabbia di ferro: la storia della lotta palestinese per uno stato". Dallo studio di Chicago si unisce a noi Ali Abunimah. E' il creatore e il direttore di Electronic Intifada, e più recentemente di Electronic Iraq, il suo nuovo libro si intitola "Una sola nazione: un'audace proposta per mettere fine all'impasse israelo-palestinese". Ali Abunimah, grazie per essere con noi, spiega quella proposta, grazie.
Ali Abunimah: Grazie, Amy. C'è che spigo nel libro è veramente una vecchia idea, che io penso ha bisogno di essere rivitalizzata e discussa più vigorosamente. E davvero è la proposta presente nel titolo di un'unica nazione, il riconoscimento che ciò che abbiamo in Palestine/Israele è un'unica nazione. E' una nazione guidata da Israele nella quale la metà della popolazione, 5 milioni di Ebrei israeliani, ha il monopolio del potere politico, economico e militare. E l'altra metà, i Palestinesi, è ripudiata parzialmente o totalmente.
E ciò che io sostengo è che -- che davvero l'opinione convenzionale che la divisione è la soluzione è completamente sbagliata. E infatti, è la divisione il problema. Io penso che il libro di Rashid, che è getta davvero una luce nuova ed importante su questa storia, aiuta ad illuminare il fatto che la divisione è sempre stata associata con la pulizia etnica, con l'espropriazione dei Palestinesi da quando essa fu suggerita nel 1937, quando i Britannici suggerirono la divisione della Palestina. Dicevano che occorreva trasferire centinaia di migliaia di persone a quel tempo, praticamente la maggior parte della popolazione palestinese, al fine di creare uno stato ebraico. E come Rashid ha detto, Israele avrebbe potuto venire alla luce solo con l'espropriazione dei Palestinesi.
Quello che sto dicendo è che dobbiamo lavorare ad immaginare un diverso tipo di futuro. UNo nel quale, Israeliani e Palestinesi possano iniziare a vedersi insieme. E' un lavoro molto, molto duro nell'attuale contesto. Ma io penso che guardando ad altri esempi nel mondo, come iI Sud Africa, come l'Irlanda del Nord, come il Canada dove stanno ancora battendosi su questioni di questo tipo. C'è un differente percorso al quale dobbiamo guardare oltre che l'Apartheid che Israele sta costruendo con la complicità del mondo.
Amy Goodman: Ali Abunimah, sulla questione di una soluzione ad un solo stato, io vorrei per un momento tornare indietro all'ex presidente Jimmy Carter. Durante la sua apparizione alla CNN ieri sera gli è stata fatta una domanda su questa situazione con un unico stato.
Jimmy Carter: Incorporare i Territori Occupati dentro Israele ed avere un solo stato, non penso che funzionerebbe, e le dico perché. Prima di tutto, i Palestinesi, se gli venisse dato il diritto di votare alla apri con gli Israeliani, finirebbero per giocare un ruolo decisivo nel prendere le decisioni per conto dell'intero paese. E con il loro rapido incremento demografico, che a Gaza è del 4% all'anno, uno dei più alti del mondo, ed in un prevedibile futuro i Palestinesi sarebbero in effetti la maggioranza della nazione. Quindi io penso che la sola vera soluzione pratica è avere due stati, fianco a fianco, nei loro territori, che vivono in pace ed armonia. Questo penso che sia l'approccio migliore e più probabile.
Amy Goodman: Questo era l'ex presidente Jimmy Carter al Larry King Live sulla CNN. Ma volevo anche chiederti la tua opinione sul fatto che sostenere una soluzione ad uno stato, di fatto aiuta i più forte oppositori dei diritti dei Palestinesi. L'argomento, che è stato avanzato da persone come Noam Chomsky, che dice di favorire una soluzione a due stati, non solo perché è la più giusta, ma perché è la più realistica. Egli scrive: "secondo me, è improprio far balenare speranze che non si realizzeranno nella mente di persone che soffrono la miseria dell'oppressione. Piuttosto occorrerebbe fare sforzi costruttivi per mitigare la loro sofferenza e cercare di risolvere questi problemi nel mondo reale". Le tue risposte.
Ali Abunimah: penso che queste opinioni siano il prodotto di una erronea visione convenzionale del problema e lo spiego nel libro. Considera questi fatti, Amy. C'è una multimiliardaria industria del processo di pace che per decenni ha detto che l'unica soluzione è quella di avere due stati. E come vediamo non c'è uno stato palestinese. Fu promesso, il Presidente Bush promise uno stato palestinese nel 2005, e siamo prossimi al 2007.
E' la speranza di uno stato palestinese che è stata fatta balenare cinicamente agli occhi dei palestinesi per decenni. E ciò che il presidente Carter sta dicendo, ed io applaudo ai suoi interventi, per mezzo del suo libro e con la sua intervista al Larry King Live. Ma io penso che su questa particolare faccenda lui riflette l'erronea visione convenzionale. Perché cos'è che sta dicendo? Sta dicendo che la ragione per opporsi ad una soluzione con un unico stato è perché sarebbe una democrazia. Che i Palestinesi avrebbero uguali diritti, una persona, un voto, ed un uguale peso nel decidere il futuro del paese.
Ciò che io sostengo nel libro, naturalmente non è la distruzione di Israele. Non è un buttare tutto all'aria da un giorno all'altro. Palestina-Israele non è il solo paese che affronta questo tipo di lotta di potere lungo linee etniche, religiose e di altro tipo. Noi dobbiamo cercare le strutture, ed io parlo di questo con un certo livello di dettaglio nel libro. Come fecero in Sud Africa, dove a proposito, lo stesso tipo di argomenti venivano avanzati contro la fine dell'Apartheid e contro il principio un uomo un voto. Dobbiamo guardare a paesi come il Belgio, dobbiamo guardare all'Irlanda del Nord.
Ci sono molti modelli per affrontare questo tipo di cose. Quindi tu hai una persona e un voto, piena democrazia, eguaglianza piena, mentre allo stesso tempo, le comunità etniche, la comunità ebraico-israeliana, la comunità palestinese, avranno meccanismi per esprimere la loro identità nazionale, per prendere decisioni su ciò che li concerne. Smettiamo di pensare in questo modo semplicistico e binario. Questo è ciò verso cui io cerco di portare la discussione con questo libro.
Amy Goodman: lasciami chiedere, professor Rashid Khalidi, la tua opinione. Quale credi che sia la soluzione più fattibile?
Rashid Khalidi: bene, direi due cose, la prima è che ognuno che vuole parlare di una soluzione a due stati deve dire come invertirebbe il trend che ha avuto luogo per almeno quattro decenni. L'annessione di terra palestinese, l'usurpazione di proprietà palestinese al fine di creare insediamenti, la divisione della West Bank in cantoni, l'erezione di una matrice di controllo, dove per ogni importante decisione che i palestinesi devono prendere occorre passare attraverso lo scrutinio israeliano, e ci sono arbitri israeliani, un Ministero dell'Interno, servizi di sicurezza, un esercito, un controllo totale. Parlo della vita e della morte, dell'entrare e dell'uscire, di ogni cosa importante.
Dovreste rovesciare l'intero processo, prima che possiate parlare di un 23% di Palestina, cioè della Striscia di Gaza e della West Bank, come qualcosa che possa diventare uno stato palestinese. Quindi rovesciare la politica USA. Rovesciare qualunque cosa Israele abbia fatto per quasi 40 anni nei territori occupati, ed allora potremo parlare di uno stato palestinese.
La seconda cosa da prendere in considerazione, secondo me, è che sia i Palestinesi che gli Israeliani sono molto attaccati all'idea di avere un loro stato. Ora, queste non sono solo comunità etniche, queste sono persone che hanno sviluppato un eccezionale senso di identità nazionale, in parte in conflitto l'una con l'altra. E per parlare di come muoverle verso un futuro di pace, nel quale ci sarà un solo stato e che operi in un unico sistema politico, riguarda non solo un processo di educazione e di strutture, del quale Ali parla nel suo libro, ma anche il superamento di ciò che sembra essere fortemente maggioritario in entrambi i gruppi su come organizzare la rispettiva vita nazionale.
Ci sono persone in Israele ed ancor più in Palestina, ma minoranze in entrambi i casi, che vogliono un qualche tipo di soluzione ad uno solo stato. Non vogliono tutti la stessa cosa, ma sono distinte minoranze. Dunque, io penso che bisogna affrontare entrambi i problemi, indipendentemente dalla soluzione che si vuole.
Amy Goodman: Ali Abunimah?
Ali Abunimah: Bene, io penso che Rashid abbia messo in luce alcuni degli ostacoli chiave. Le persone che dicono che la soluzione a due ostacoli è realistica stanno ignorando la realtà sul terreno. Che c'è già uno stato, cioè il Grande Israele nel quale i Palestinesi non hanno diritti. Questi popoli sono inseparabili. Ed io penso che per molte persone, l'idea dei due stati agisca come una sorta di placebo. Dobbiamo guardare a questi due popoli come profondamente intrecciati. Sono inseparabili come i bianchi e i neri del Sud Africa, sono inseparabili come gli Unionisti, i Cattolici ed i Protestanti in Irlanda del Nord. E come i Sud Africani e come la gente in Irlanda, devono iniziare a fare i conti con questa realtà.
Sulla questione di ciò che le persone che su ambo i fronti pensano, che sia chiaro che la maggioranza degli Israeliani sono legato al loro stato, uno stato nel quale sono dominanti, la classe dominante, come i bianchi lo erano in Sud Africa. Io penso con i Palestinesi la situazione è meno chiara. Quando si guarda ai sondaggi di opinione nella West Bank e a Gaza, è notevole come quanto alto sia il sostegno per uno solo stato multietnico, non uno stato islamico dove non ci sono Ebrei, ma uno stato multietnico democratico, è assai alto dato che non si cono leader palestinesi che sostengano apertamente questa opzione.
Ed il sostegno per una soluzione a due stati è assai tiepido se si considera il fatto che questa multimiliardaria industria lo sta promuovendo e che tutte le parti dicono di essere a suo favore. Quando guardate ai Palestinesi, il resto della comunità palestinese, al più di un milione di Palestinesi che vivono in città israeliane, cittadini di seconda classe che hanno lottato per decenni per uno stato di tutti i cittadini. Quindi io li vedrei sostenere l'obiettivo di uno stato con pari diritti e per i Palestinesi della Diaspora, la questione di una soluzione a due stati è sempre stata controversa. Perché, nel modo in cui Israele la concepisce, come Ehud Olmert l'ha spiegata ieri, significa che la vasta maggioranza dei Palestinesi dovrebbe rinunciare ai suoi diritti. Dunque nel libro io parlo di queste discussioni sia tra i Palestinesi che tra gli Israeliani che vanno verso questa nuova visione.
Amy Goodman: ci è rimasto circa un minuto e mezzo ed io vorrei legare questo a quanto sta accadendo oggi in Iraq. Voi vedete delle relazioni? Vedete una soluzione al conflitto israelo-palestinese come essenziale alla pace in Iraq?
Rashid Khalidi: penso che quanto vi sia di essenziale è che la mentalità che ha dominato la politica americana deve cambiare radicalmente, sia in Iraq che in Palestina, o Libano, o ovunque. Che la sindrome "noi non parliamo con voi a meno che non fate quello che vi diciamo noi", che questa amministrazione ha perfezionato, è del tutto fallita e ci ha portato in un abisso. Molto di ciò che pensiamo, la visione convenzionale su luoghi come la Palestina deve essere scartato. Mi piacerebbe dire che intravedo un nuovo orizzonte in Iraq o in Palestina per ciò che Olmert o la recente vittoria dei democratici hanno prodotto, ma purtroppo non posso. Molto di ciò che attualmente si dice è del tutto sbagliato, e questo ci ha portato al punto in cui siamo. E più di quanto pensiamo è condiviso in modo bipartisan sul Medio Oriente. Tutto questo deve cambiare.
Amy Goodman: Ali Abunimah, che soluzione per l'Iraq?
Ali Abunimah: concordo con tutto quello che Rashid ha detto. La cosa più importante che possiamo fare è ciò che Carter ha detto a Larry King, dobbiamo cominciare a parlare di queste cose. Mandare in frantumi le opinioni convenzionali, mandare in frantumi il silenzio che ha reso la libera discussione di questi temi un tabù in questo paese per così tanto tempo.
Amy Goodman: Ali Abunimah e professor Rashid Khalid, voglio ringraziarvi per essere stati con noi.