

A proposito di Propaganda
In merito a tutta la faccenda, l'incidente dei soldati inglesi è un must. Ma forse c'è di meglio in giro.
Il talento di vendite Roberto Saviano, ragazzo simpatico e cazzuto già firmatario di Sinistra per Israele in tempi non sospetti ma forse mai troppo palesemente schierato, questa settimana ci delizia su L'Espresso con un articolone d'elogio alla riduzione cinematografica della più recente graphic novel di Frank Miller, "300", ispirata al raccondo di Erodoto sulle Termopili.
Leggetevi l'articolo e contestualizzate queste belle frasi:
- l'esaltazione della morte, del supremo sacrificio come unico modo per accedere alla gloria, dovrebbe interessare Ahmadinejad e forse invitarlo a comprendere che c'è molto più in cui rispecchiarsi nei 300 opliti che negli ori fastosi di Serse e dei suoi persiani
- Quando un uomo delle avanguardie di Serse, con la faccia da palestinese, baffuto e scuro promette "le nostre frecce oscureranno il sole" lo spartano gli risponde "allora combatteremo nell'ombra".
- [questa non è facilmente individuabile, n.d. me]Serse cerca di convincere Leonida a passare tra i suoi uomini: "Immagina quale orribile fato attende i miei nemici, quando io ucciderei con gioia ognuno dei miei uomini per la vittoria". Leonida risponde: "E io morirei per ognuno dei miei soldati". Le due visioni degli eserciti si scontrano. Uomini al servizio di un dio-re contro combattenti comandati da un sovrano guerriero. Quando gli immortali - la guardia di Serse - vengono infilzati, l'uomo che si ritiene un dio, sente un brivido molto umano risalire lungo la schiena. Perché gli spartani non hanno scrittura e moneta, non hanno le biblioteche persiane, né gli astronomi mesopotamici, non hanno le geometrie né migliaia di popoli assoggettati. Ma pensano al racconto. E Leonida sa che senza racconto non resta niente del sacrificio.
e, al culmine dell'epos, la perla finale:
- alla fine del film ti sale una voglia strana. Ti va di andare da tuo figlio, se ce l'hai. O di raccogliere per strada un ragazzino qualsiasi, prenderlo per un braccio e portarlo in qualche angolo dove l'Italia è ancora Magna Grecia, davanti al tempio di Poseidon a Paestum, o a Pozzuoli al tempio di Serapide, o dinanzi all'orizzonte marino del tempio di Selinunte in Sicilia, e raccontargli delle Termopili e di come 300 spartani, 300 uomini liberi, hanno resistito contro un immensa armata di soldati-schiavi. E ti viene voglia di prendergli la testa fra le mani e urlargli affinché non se ne dimentichi mai le parole di Leonida: "Il mondo saprà che degli uomini liberi si sono opposti a un tiranno, che pochi si sono opposti a molti e che. persino un dio-re può sanguinare". Con buona pace di Ahmadinejad.
Tanti auguri, Roberto, che nello scontro ti spetti la prima fila e non questo pulpito da paggetto della stampa "libera(l)"