


[New York 1982 - Manifestazione di kahanisti, da tbk.org]
L'aspetto che mi colpiva di più, che mi piaceva, nell'estetica del cyberpunk "classico" - alla Gibson per intenderci - era il contesto malsano di queste enormi megalopoli collassate su se stesse, sotto il loro stesso peso, disposte su vari livelli come una torta a strati in un ordine verticale del benessere sociale: gli uffici delle megacorporazioni che affondano le fondamenta nello sprawl di brulicanti disperati costretti a vivere alla giornata o ridotti a zombie senza volontà, in un far west senza speranza. Un'apocalisse tecnologica inevasa, incancrenita. Vista oggi forse quest'estetica appare già vintage, anche perchè molte cose scritte e immaginate negli anni ottanta le teniamo costantemente sotto gli occhi, come mi capita a volte tornando di sera sull'Asse Mediano, una sopraelevata che attraversa tutta l'area urbana di Napoli nord: sotto di me le luci del tessuto urbano si stendono senza soluzione di continuità, sullo sfondo di un cielo dal colore indefinibile "come uno schermo televisivo mal sintonizzato", con i fuochi e i fumi dell'immondizia bruciata come pire di enormi fornaci e torri di controllo dalle luci rosse intermittenti che si ergono sullo sfondo mentre le macchine sfrecciano alla mia sinistra a velocità tale che sembra stiano volando tra le case. Non scherzo, è una sensazione che ho avuto veramente una volta, all'altezza di Frattamaggiore, come fossi stato catapultato all'improvviso dalla realtà fin dentro la scena iniziale di Blade Runner. Ma è durato giusto un istante. C'è stato però un luogo in cui una simile sensazione "cyberpunk" è durata un bel po', tutto il tempo della mia permanenza, e mi ha preso alla gola da subito, già alla prima visita. La sensazione del collasso, dell'apocalisse congelata. E mi è tornata in mente proprio ieri quando ho visto scorrere le immagini delle due famiglie sgomberate da tremila soldati dell'IDF nel Suq di Hebron, proprio lì dove - esattamente due anni fa - tutto il malsano del futuro immaginato mi si è rivelato tangibile, giusto sopra la mia testa.
[Hebron 24 Giugno 2005 - foto di Ugo]
E se mi è tornata in mente quella "prima volta" ad Hebron cercherò di recuperarne i dettagli non solo per un personalissimo (e inutile) esercizio alla Proust, ma per tentare di descrivere il contesto per poi "spiegare" com'è che un bel giorno di Agosto, nel 2007, l'esercito israeliano decide di sgomberare da lì delle famiglie. Perchè proprio loro e non altri coloni?
Eravamo arrivati da pochi giorni e il nostro primo impatto con l'occupazione erano state Abu Dis e Ramallah: chi poteva immaginare però che il muro e i checkpoint fossero ancora poca cosa rispetto al delirio di Hebron. O all'assedio di Nablus. Qualcuno ci disse che laggiù, a trenta chilometri da Gerusalemme, abitavano "i più cattivi". Difficile da dimenticare il modo in cui cercavo di interpretare questa frase mentre il service ci portava verso al-Khalil, "La Piccolina", nota agli ebrei col nome di Hevron. Una delle città più antiche del mondo. Che poi tanto piccolina non è: con i suoi 160000 abitanti nella West Bank è seconda solo all'area urbana di Gerusalemme Est. Ci arriviamo dopo ore, nonostante il breve tratto, per via del giro lungo da fare per bypassare Betlemme. John Lynes del Christian Peacemaker Team, un signore inglese di settantasette anni nato ebreo ma convertitosi al quaccherismo, è lì ad aspettarci. Questo vecchietto col bastone (ma dall'energia incontenibile) ci accompagna in una passeggiata conradiana dalla periferia fino al cuore di tenebra di Hebron.


[Hebron 24 Giugno 2005 - Io e John verso la Tomba dei Patriarchi, foto di Ugo]
Come tutte le città arabe (ma anche italiane, se penso a Napoli), al-Khalil ospita un grande mercato lungo le strade del centro. Di solito il mercato è strutturato come una serie di cerchi concentrici: più si va verso l'interno - la città vecchia, il suq - più s'infittisce il caos, i colori, la merce, le urla, il movimento. John ci avverte che qui sarebbe stato diverso, ma in realtà non c'è alcun segno ad indicarci questa eccezione rispetto alla norma. Poi all'improvviso il rumore, invece di trasformarsi in un brusìo compatto, comincia a diradarsi insieme alla gente e ai tendoni, ai banchi. In pochi metri cala il silenzio e la città appare come abbandonata, le porte chiuse, proprio all'ingresso dell'old suq, dove alcuni soldati di Tsahal pattugliano la strada. Un enorme cubo di cemento blocca l'ingresso agli eventuali veicoli.
[Hebron 24 Giugno 2005 - L'ingresso del suq, foto di Sara]
Stiamo per entrare nella città morta, il cuore di Hebron un tempo pulsante. Solo ora mi accorgo, alzando la testa, che i piani superiori dei palazzi sono adibiti a postazioni dell'IDF. E ci capisco sempre meno: qui siamo al centro di una città palestinese, sotto piena autorità dell'ANP! In realtà scopro in seguito che Hebron rappresenta un'eccezione: è l'unica città palestinese ad ospitare una "minoranza ebraica" al suo interno. Ma loro non si considerano "minoranza": sono coloni.

[Hebron 24 Giugno 2005 - L'ingresso del suq dal lato della colonia di Beit Romano, foto di Daria]
Continuando la passeggiata, la sensazione di essere entrati in un film di fantascienza si fa potente: una città divisa per "confessioni" su un piano verticale. Di sopra i coloni ebrei e sotto i palestinesi. Camminiamo per un tratto sotto una rete di contenimento che divide i due piani: la rete è sfondata e cede in più punti sotto il peso dei rifuti che i coloni lanciano giù. Siamo dalle parti dell'Avraham Avinu (Padre Abramo) Settlement: i coloni hanno accesso ai piani superiori delle case da una strada parallela a quella che stiamo percorrendo. La strada è blindata da una barriera metallica e pattugliata dall'IDF. Io, di fronte all'incredibile, ho solo la fantascienza come supporto, come precedente al quale associare quello che vedo.


[Hebron 24 Giugno 2005 - Sopra: John mostra a Ugo la rete di contenimento tra i due livelli. Sotto: la barriera che divide la strada dei coloni da quella dei palestinesi. Foto di Daria]
Facciamo una breve sosta nella sede dei CPT. John ci spiega che dal 1997 la città è divisa in due zone in base ad un accordo noto come Hebron Agreement, incluso nel pacchetto Oslo II. Le zone sono dette H1 e H2. La H1 è sotto il controllo totale dell'ANP. La H2, quella in cui ci troviamo, anche se amministrata dall'ANP è in realtà sotto il controllo militare israeliano. Per proteggere i coloni, ma anche i palestinesi: proprio qui infatti si è consumato il peggior attacco terroristico israeliano degli anni novanta, che qualcuno considera come il primo "attacco kamikaze" a inaugurare la lunga serie da parte palestinese. Nel 1994 il Dottor Baruch Goldstein di Kiryat Arba, la grande colonia di Hebron situata a poche centinaia di metri dal centro, entrò nella Moschea di Abramo (Al-Haram Al-Ibrahimi), durante il Ramadan, nella sua uniforme da soldato e armato di un fucile d'assalto. Uccise 29 palestinesi e ne ferì 125 prima di essere abbattuto. L'impatto della tragedia fu grande, svelò al mondo l'esistenza di un estremismo israeliano. Ma per qualcuno il Dottore era un eroe: Yigal Amir, il ragazzo che assassinò Rabin l'anno dopo, si dichiarò "ispirato" dall'opera di Goldstein.
L'accordo di Hebron, legalizzando la presenza di coloni nell'old suq ha di fatto ucciso la città vecchia, trasformandola in una città fantasma. Le poche famiglie palestinesi che ancora vi abitano, sotto, coperte dai rifiuti dei coloni, sono costrette ad andarsene. L'unica presenza costante è quella dei militari, in un rapporto di 5 per ogni colono, che pattugliano continuamente le strade del suq.

[Hebron 24 Giugno 2005 - Sopra: L'insediamento di Avinu visibile dal tetto della sede dei CPT. Sotto: Soldati pattugliano l'old suq. Foto di Ugo]
La Moschea di Abramo si trova a pochi metri da qui. In realtà fa parte di un complesso monumentale che contiene la Tomba dei Patriarchi, dove si dice sia sepolto Abramo, uno dei luoghi più sacri dell'ebraismo. Per dividere le due confessioni "belligeranti", l'IDF ha installato un checkpoint per l'accesso alla moschea: nel senso, un palestinese che vuole entrare nella moschea deve passare un checkpoint israeliano. Al centro del suq.

[Hebron 24 Giugno 2005 - Il checkpoint che controlla l'accesso dei palestinesi alla moschea. Foto di Daria]
Ma com'è possibile che il governo israeliano permetta una cosa del genere? Che faccia parte di un accordo? Su territorio dell'Autorità Palestinese! Per poche centinaia di coloni! Queste domande mi hanno assillato per giorni, e la risposta me la sono cercata nella storia recente. Non esistevano case occupate al centro di Hebron, nel suq, fino agli anni ottanta. Kiryat Arba, fondata nel 1971, si trova fuori dal suq. E' da lì che i coloni sono partiti, cominciando, nel 1979, a occupare pezzi della città vecchia:
- in 1979, 10 women settlers with 40 children occupied the old hospital Beit Hadassa, during the night. The then Israeli Prime Minister, Menachem Begin, claimed he didn’t approve of the settlement at first for it was in the heart of the Palestinian city. He placed the building under siege and prevented more settlers from joining them. The situation remained the same for a long time, and on Fridays, Jewish men used to go outside the hospital building to celebrate the Shabbat together with their wives. In early May, 1980, a group of Palestinians shot and killed six Jews during such occasion. Since then, Israel changed its policy to support the increase of settlements. Settlers gained official the authorization from the government to re-establish the Jewish community in Hebron, and few families occupied the entire Beit Hadassa building. - [da palestinemonitor]
I coloni ebbero l'"autorizzazione ufficiale" a occupare il suq dopo il sanguinoso attentato del 2 Maggio 1980, che provocò l'espulsione del sindaco di Hebron, una misura considerata illegale dalla risoluzione 468 e 469 del Consglio di Sicurezza dell'ONU. Da quel momento, il suq è stato "mangiucchiato" e il mercato chiuso. Attualmente ci sono diverse zone occupate:
- The largest of these are the Avraham Avinu area (which includes a synagogue, schools, and offices), Tel Rumeida (an archeological site on which settlers lived, from 1983-2003, in trailers; in 2003 permission was given for them to build permanent structures on the site, despite its archeological importance), Beit Hadassah, Beit Schneerson, Beit Kastel, Beit Chason, and Beit Romano. In late 2002, a plan to build a "promenade" for settlers connecting Kiryat Arba and the city center – approved by Prime Minister Ariel Sharon following a terrorist attack in the area – generated controversy within Israel and vehement opposition from the United States. The plan was subsequently shelved. - [da Peace Now]
E' possibile vederle sull'ultima mappa ufficiale dell'OCHA, che riporto qui:

[Hebron H2 - Le colonie del suq - 2007]
Questa serie di dati però non soddisfa la domanda più importante: quale forma di fanatismo può spingere una persona a vivere così, in gabbia, occupando case, mettendo a repentaglio la vita della propria famiglia, con un'arroganza a me totalmente sconosciuta? Qual'è il movente? La categoria della "difesa" non ha senso quando si parla dei coloni di Hebron, cioè di persone che si sono insediate illegalmente in un centro abitato mostrandosi volontariamente ostili verso la popolazione residente. C'è bisogno di un mito molto forte alla base di una scelta simile, un'appartenenza da rivendicare. Per scoprire di cosa si tratta, cercando di stilare un identikit del settler di Hebron, attraverseremo la strada tortuosa del fondamentalismo religioso statunitense - e della storia dell'intera colonizzazione della West Bank. Che ha inizio proprio qui, nella città dei Patriarchi.

In un torrido agosto del 1929, due mesi prima del tonfo di Wall Street che trascinò il mondo intero nella celebre depressione, a trenta chilometri da Gerusalemme si consumò il massacro di 67 ebrei da parte della maggioranza araba della città di Hebron. La cui comunità ebraica, molto antica e con una Yeshuva apertamente antisionista in quanto estranea alle istanze nazionaliste del movimento europeo, aveva rifiutato - appena un giorno prima del massacro - la proposta della Haganah di provvedere alla sua difesa in vista delle rivolte arabe che stavano infiammando la Palestina. Per non "compromettersi" con i sionisti, la comunità pagò con il sangue la fiducia nei confronti dei protettori arabi. Diversi anni dopo, un sopravvissuto al Tarpat di Hebron, Rabbi Baruch Kaplan, dichiarò in un'intervista che furono le provocazioni dei sionisti ad aizzare gli arabi:
- In brief, our rabbi, the supervisor of our religious academy, Rabbi Moshe Mordechai Epstein, called them [i sionisti] for a meeting, but they refused. He was forced to go over to them, and asked them what they were up to. He accused them of wanting to provoke the Arabs. They responded that they were coming to protect us!! We cried out, “Woe is us! G-d have mercy!” They didn’t want to leave town until it was too late! These arrogant cowards only ran away when the local leaders of the Arabs called for a mass meeting of the people of the surrounding Arab villages. But it was too late; the Arabs got organized, and the Mufti called on his people to be ready Friday night when the yeshiva would be attending prayers. At this point, the yeshiva was alone against the Zionists, but the Arabs didn’t know to distinguish between us and the Zionists. Sadly they attacked and killed some of our people, including the great scholar, Rabbi Shmuel Rosenhaltz. - [da www.jewsagainstzionism.com]
Baruch Kaplan, tra i fondatori di una delle prime Beis Yaakov ("Casa di Giacobbe", una specie di "multinazionale" di scuole femminili ebraiche) di Brooklyn, è un Chabadnik, appartiene cioè a una corrente Hassidim ultraortodossa: nella sua ottica "confessionale" il Sionismo è affrontato alla stregua di un'eresia interna al giudaismo alla quale ricondurre tutti i mali - come avveniva, per esempio, nelle lotte tra sette cristiane nei primi quattro secoli della nostra era. E' quindi abbastanza naturale che preferisca "incolpare" i sionisti piuttosto che gli arabi - esecutori materiali del massacro. La sua resta comunque una delle poche testimonianze interne di quella mattanza estiva che sancì l'abbandono definitivo di Hebron da parte della piccola comunità ebraica che vi risiedeva: dopo quell'episodio gli ebrei furono fatti evacuare dalla città, tranne che per una breve parentesi nel 1931, quando una decina di famiglie provò a ristabilirvisi di nuovo. Le successive rivolte arabe indussero il Governo Britannico a far allontanare per sempre tutta la popolazione ebraica da Hebron. Gli ebrei lasciavano la Tomba dei Patriarchi (la Grotta di Machpelà - Me'arat HaMachpela - nella quale, comunque, dall'epoca dei mamelucchi era loro impedito l'accesso oltre una certa soglia) per la prima volta dalle Crociate. In seguito, sotto il controllo giordano, le sinagoghe, il cimitiero e l'intero quartiere ebraico (parte della zona del suq) vennero distrutti.

[Hebron 1929 - dall'archivio fotografico del Kedoshei Tarpat]
Questa assenza forzata durò poco più di trenta anni, anni che includevano però il grande spartiacque della Shoah.
Sulla scorta della vittoria schiacciante del 1967 e dell'occupazione dei territori, Hebron ritornava dai sogni messianici degli ultraortodossi alla realtà "pragmatica" dei soldati occupanti. Tra questi vi era un uomo, Shlomo Goren, che fondeva le due cose in un modo che cominciò a prendere forma già nel 1948: il fanatismo nazionalista ultraortodosso. Già celebre per aver preteso nel '67, dopo essere stato da poco promosso Generale, il controllo dell'intera area del Tempio a Gerusalemme - compresa la Spianata delle Moschee (della quale avrebbe auspicato la "distruzione accidentale") - ricavandone una strigliata dallo stesso Ministero della Difesa, Rabbi Goren entra nel mito grazie alla leggenda (raccontata, a quanto pare, da lui stesso) che lo vuole come primo ebreo ad essere rientrato nella Grotta di Machpelà prima ancora dell'ingresso dell'IDF nella città:
- In other words, Rabbi Goren, a single Israeli soldier, single-handedly conquered a city of 80,000 Arabs. Jews had returned to Hebron and to Ma’arat HaMachpela! Rabbi Goren hung an Israeli flag outside the Ma'ara and brought a Sefer Torah inside. The next day he received a telegram from Minister of Defense Moshe Dayan. It read, "Take down the flag, take out the Sefer Torah, and everyone who enters must take off his shoes, because the building is a Mosque!" Rabbi Goren sent back a telegram saying, "The Sefer Torah is Kodesh (holy) - it stays. The flag means to me what it means to you. If you want to remove it, do so. I will not touch it." Dayan sent an officer into Hebron to remove the flag and Torah. On the way back to Jerusalem, the officer was killed in an automobile accident. Dayan then rescinded his order to remove shoes in the Ma'ara. - [dal sito dei settlers www.hebron.com]
Questo è il primo mito di fondazione di cui si nutrono i settlers attualmente residenti ad Hebron: prima il massacro, poi la rivincita da parte dell'eroe-soldato che, da solo e guidato da D-o contro gli ordini dei suoi superiori, riconquista la terra dei patriarchi.

[Gerusalemme 7 Giugno 1967 - Rabbi Shlomo Goren fotografato all'interno della Moschea della Roccia con Torah e shofar tra le mani, da Ha'aretz]
Le posizioni esplicitate da Goren nel corso degli anni fanno parte di quel corredo che ogni buon fanatico religioso porta con se, ne da' un buon esempio la voce di Wikipedia a lui dedicata:
- He was deeply opposed to the Oslo Accords and in 1993 declared that it was Halakhically forbidden to dismantle any settlements in the Biblical land of Israel, and encouraged any soldiers ordered to do so to refuse. In 1994 he announced that Halakha made it a "duty" for Jews to kill Yasser Arafat. Rabbi Goren, who was a strong supporter of alliances between Evangelical Christians and Israel, also denounced meetings between Israel and the Holy See, calling it "blasphemy beyond expression." - [wikipedia]
Leggiamo che secondo la legge ebraica assassinare Arafat era un "dovere" allo stesso modo in cui è vietato smantellare le colonie. Ma la cosa più interessante, che apre uno spiraglio sul legame strumentale tra fanatismi "occidentali" e l'utilità che le colonie rappresentano per le politiche statunitensi di stampo neocon riguardo all'intera regione mediorientale, è quell'alleanza cercata con gli evangelici, mentre la Santa Sede viene vista come male assoluto.
Il 12 Luglio 1967 sarà lo stesso Ben Gurion a dichiarare alla BBC che lo Stato d'Israele sarebbe stato disposto ad abbandonare tutti i Territori Occupati tranne Hebron, la città "più ebraica persino di Gerusalemme". E il mito continua - sulla scorta di queste parole - con un altro incredibile personaggio, Rabbi Moshe Levinger, che l'anno dopo l'impresa di Goren fitta, con un gruppo di famiglie tra cui la sua, alcune stanze del Park Hotel di al-Khalil senza avere intenzione di andarsene più. No, non sto scherzando: la cosa più pazzesca è che questa "operazione" era meditata da tempo. Infatti a quanto sembra alcuni mesi prima apparve questa inserzione sui giornali israeliani:
- Wanted: Families or singles to resettle ancient city of Hebron - For details contact Rabbi M. Levinger - [www.hebron.com]
Nell'Aprile del '68, gli ottantotto ebrei ultraortodossi capitanati da Levinger festeggiarono la Pasqua ad Hebron sentendosi "pionieri" della ricolonizzazione della città a partire proprio da quell'edificio originariamente "fittato", forti del gap generazionale costituito da un'intera Shoah e le nuove esperienze delle "comuni" d'oltreoceano: una bomba ad orologeria ideologica che avrà le sue ovvie tragiche conseguenze da subito. Sarà infatti proprio quest'impresa - ben pubblicizzata - a dare il via alla massiccia colonizzazione illegale della West Bank: due giorni dopo infatti il gruppo di Levinger "convocò" i media israeliani ai quali dichiararono che sarebbero rimasti lì ad occupare l'edificio a oltranza. Quasi come si trattasse di "normali" squatters londinesi, con la differenza che qui si occupava nel nome di Israele, ovvero di un intero Stato occupante. Di nuovo, Dayan si "oppose", e propose a Levinger di occupare una base militare abbandonata nei pressi della città. Invece di metterlo in galera, o in manicomio, come probabilmente avrebbe fatto qualsiasi governo di una nazione che non rivendica diritti su un territorio che occupa ma non può/vuole ritenere suo, il governo d'Israele fornì assistenza ai neocoloni di Hebron: quella base è oggi Kiryat Arba, abitata da più di seimila persone.
Questa rapida successione di "eventi straordinari" (puntualmente scortati e protetti dall'IDF) hanno fatto sì che in meno di quarant'anni si creasse già il materiale adatto a costituire una tradizione posticcia da utilizzare, non solo tra i fanatici di Levinger, come ultima pagina di una velleitaria "storia nazionale ebraica" fatta di pionieri coraggiosi: a ben vedere non c'è alcun intento "geopolitico" tra i coloni di Hebron e tra quasi tutti i settlers in generale; il loro è messianismo genuino in salsa turistica. Se volete dare un'occhiata, per esempio, ai tour organizzati dai coloni a Hebron, aprite questo link. E il tutto è sentito come "pellegrinaggio" nei luoghi mantenuti col "sacrificio personale" e la dedizione di pochi instancabili eroi:
- At the end of the tour, when you are asked to make a donation, please give all you possibly can in a manner that is a tribute to the dedication and self sacrifice of our community. - [ibid.]

[Hebron 2002 - Scritte dei coloni sulle porte di abitazioni palestinesi nei pressi di Tel Rumeida]
Il caratterino di questo secondo "mito incarnato" a nome Levinger gli è costato l'arresto almeno 10 volte per aggressione reiterata (ed omicidio) nei confronti di uomini, donne e bambini palestinesi, ma anche di soldati dell'IDF. Questo non gli ha impedito di fondare il movimento Gush Emunim, associato al partito di estrema destra Mafdal, che con la National Union ha fatto parte della coalizione di governo di Ariel Sharon: non a caso nel 2002 "l'autorità per le telecomunicazioni israeliana (Iba) bandì l'uso dei termini "colono" e "insediamento" da radio e tv" per ordine di un ministro del Likud, come segnalato qui riprendendo un articolo di Ha'aretz. L'ala del movimento Gush Emunim legata alle colonie è l'"Amana settlement movement": basta dare un'occhiata all'estetica del loro sito ufficiale per capire quanto lontani dalla realtà siano le visioni paradisiache che vengono proposte all'osservatore esterno. Quali sono le attività di Amana? Assorbire gli immigrati e reclutare nuovi settlers per fondare nuove colonie nella West Bank o ampliare quelle già esistenti e fornire assistenza logistica, tecnica e soprattutto giuridica ([...]securing the necessary political and bureaucratic approval, essendo non proprio "legale" tale attività, ma facilmente legalizzabile...). Amana dispone anche di una propria impresa di costruzioni a basso costo, in genere prefabbricati, chiamata "Binyanei Bar Amana". Lasciatevi tentare da questa pubblicità e compratevi una casa a Kiryat Arba, basta dimostrare con prove inconfutabili (ma neanche tanto...) la propria appartenenza al popolo ebraico! La proposta è allettante, a leggere il volantino promozionale:
- A New Home will be Built in Your Name
Your home will be a single-family dwelling with a garden at a purchase price beginning at $120,000 which can be built in your choice of many communities. The price will vary depending on which community you choose.
All houses are to be built on government lands [?] allocated by the settlement department of the World Zionist Organization [da non confondersi con il Governo d'Israele, n.d. me]. Proper building licenses will be obtained. These two regulations insure that, according to Israeli law, there is no possibility of your ownership rights being violated.
Your home will be rented out at a monthly rate beginning at $250/month (and varying from community to community) and the proceeds will be put in your bank account.
"Binyanei Bar Amana" will manage the property, including rent collection and transfer, for you.
Amana will assist you, if requested to do so, in arranging financing for your purchase.
Mortgages are available, and your monthly payment might even be the equivalent of the monthly rental, such that after a small down payment, the rental income can cover the mortgage payments. And mortgages are available for a large percentage of the purchase price of your home. -
Non è molto chiaro perchè, per esempio, quella di Kiryat Arba o di Ma'ale Adumin o di qualsiasi altra colonia nella West Bank sarebbe "government land", trovandosi integralmente nei Territori Occupati su terra confiscata illegalmente: per il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non solo non si tratta di "government land", ma non lo potrà neanche diventare, come recita il punto 5 della risoluzione 465 del 1/03/1980 (ma anche le 446, 452 e 471):
- [The UN Security Council] determines that all measures taken by Israel to change the physical character, demographic composition, institutional structure or status of the Palestinian and other Arab territories occupied since 1967, including Jerusalem, or any part thereof, have no legal validity and that Israel's policy and practices of settling parts of its population and new immigrants in those territories constitute a flagrant violation of the Fourth Geneva Convention relative to the Protection of Civilian Persons in Time of War and also constitute a serious obstruction to achieving a comprehensive, just and lasting peace in the Middle East. -
Anche la Corte Internazionale di Giustizia, nel Luglio 2004, ha decretato l'illegalità delle colonie, così come al termine della Conferenza degli Stati partecipanti alla quarta Convenzione di Ginevra del 5 dicembre 2001 fu richiamata
- [...] the Occupying Power to fully and effectively respect the Fourth Geneva Convention in the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, and to refrain from perpetrating any violation of the Convention, riaffermando the illegality of the settlements in the said territories and of the extension thereof - [dal sito ufficiale dell'ICRC]
ma com'è noto per alcuni il diritto internazionale resta lettera morta a un punto tale da poter pubblicizzare impunemente la vendita di case in territorio occupato! Non solo, ma secondo un recente report dell'associazione israeliana Peace Now, quasi tutte le colonie sono edificate su proprietà privata palestinese: come, per esempio, il 52% dell'area di Kiryat Arba.

Non è certo questo humus di evidente disprezzo assoluto della legge a fermare Levinger e i suoi: dopo quarant'anni di occupazione, sostenuta e protetta dallo Stato di Israele, e con più di una generazione nata e vissuta nelle colonie, che al giorno d'oggi nella West Bank ospitano quasi 300000 persone (escludendo i 200000 di Gerusalemme) con un tasso di crescita costante, i settler sanno di poter contare sullo status quo, una situazione congelata paradossalmente proprio dallo stato d'eccezione permanente. Ma mentre il "livello ideologico" delle altre colonie dei Territori è stato "mitigato", dopo il 1990, dall'assorbimento di migliaia di immigrati provenienti dall'ex Unione Sovietica (più avvezzi alla fame che al fondamentalismo religioso), la comunità di Hebron al contrario (e proprio in virtù della sua spettacolare storia) è rimasta il principale polo di attrazione per fanatici provenienti in larga misura dagli Stati Uniti.
E qui entriamo in un sottobosco settario davvero oscuro da cui emerge una figura, (Rabbi) Meir Kahane, che rappresenta il volto più estremista del fondamentalismo ebraico. La biografia di Kahane, newyorkese, è affascinante proprio nel mostrare come possano convivere due anime apparentemente antitetiche: opinionista pubblico per quanto riguarda il suo feeling con il mondo dell'informazione e dello spettacolo (fu tra le altre cose editore del principale settimanale ebraico statunitense, The Jewish Press) e terrorista privato come fondatore del Jewish Defense League, movimento accusato di attentati dinamitardi tra il 1980 e il 1989 e per questo incluso tra le organizzazioni terroristiche in un rapporto dell'FBI del 2001. Per questa sua seconda attività Kahane fu "costretto" a trasferirsi in Israele, dove fondò il partito Kahane LaKnesset (Kahane alla Knesset, noto come Kach) con cui partecipò alle elezioni israeliane già dal 1973 riuscendo ad ottenere nel 1984 un seggio alla Knesset. Inutile specificare che i voti vennero dalle colonie, e da Hebron in particolare.
Il "Kahanismo" esprime senza mezze misure un concetto: "gli arabi (non solo i palestinesi, che per Kahane non esistono) sono e saranno sempre nemici degli ebrei", e quindi lo stato di Israele deve liberarsene una volta per tutte - e con ogni mezzo necessario - affinchè possa essere davvero "ebraico" dal Sinai al Giordano e governato in base alle norme della sola Halakha. Nel 1986 il partito Kach fu considerato razzista e bandito dalla Knesset in base ad un comma della Basic Law sulla Knesset (1958). Dopo il massacro di Goldstein (che, guardacaso, apparteneva a Kach) alla Tomba dei Patriarchi, il movimento fu dichiarato fuorilegge.
La carrirea di Kahane fu stroncata nel 1990 quando venne assassinato (a quanto pare) dagli stessi membri di al-Qaeda che progettarono l'attentato al World Trade Center del 1993.
[Hebron 24 Giugno 2005 - John ci mostra il logo di Kahane Chai sulla porta di un'abitazione palestinese, foto di Ugo]
Alla morte del leader, Kach si divise in due correnti: quella più attiva è Kahane Chai ("Kahane Vive", il cui acronimo in ebraico significa "forza"), che per Israele, Canada, Stati Uniti e Unione Europea è un'organizzazione terroristica. Un buon saggio dell'attività di indottrinamento del Kahane Kai è contenuto nel capitolo "Child Soldiers in Jewish Militias – The Case of Kahane Chai" di questo documento, realizzato da New Profile - A Movement for the Civil-ization of Israeli Society. Il più noto tra gli ex(?) leader del "pugno nella stella di Davide" è Baruch Marzel, anch'egli statunitense, anch'egli "costretto" a trasferirsi in Israele, proprio a Tel Rumeida (zona H2 a pochi metri da Avraham Avinu), dove attualmente vive forte di una fedina penale da far invidia a Levinger. Nonostante ciò, abbandonata formalmente l'organizzazione terroristica, Marzel è entrato in politica prima con l'Herut nel 2003, poi fondando il suo propro partito, il Jewish National Front (Hazit Yehudit Leumit il cui acronimo è Hayil, valore), con cui ha partecipato alle scorse elezioni per la Knesset. Uno degli slogan della sua campagna elettorale è stato chiedere ai militari di compiere un "assassinio mirato" nei confronti di Uri Avneri e dei suoi collaboratori.

Il bacino elettorale di Marzel è lo stesso di Kahane, ovvero il posto dove vive: Hebron. E proprio a Hebron, due anni fa, ho visto pe la prima (e ultima) volta il logo di Kahane Chai disegnato sulla porta di un'abitazione palestinese. D'altro canto, sarebbe impossibile vivere all'interno della H2 senza avere una "possente" spinta ideologica... e l'appoggio di qualcuno. Che non è solo Israele con la protezione dell'IDF (stiamo parlando di una media di 2000 soldati per 400 coloni), ma qualcun altro: chi finanzia questi settler che, non producendo alcunché, non potrebbero autosostenersi? Si scopre così che esiste un Hebron Fund di Brooklyn, che raccoglie finanziamenti per la comunità, alla quale il magnate di Miami Irving Moskowitz dona ogni anno centinaia di migliaia di dollari con la "scusa" degli scavi archeologici, o un'altra associazione statunitense, la "American Friends of Yeshiva Shavei Hevron", preposta a fare lo stesso. In effetti a ben vedere Kahane, Marzel, Goldstein (e anche Noam Federman, altro noto leader del Kach a Hebron) sono americani: si scopre così che circa la metà dei settler di Hebron sono emigrati dagli Stati Uniti, e tutti in tempi recenti. Kahane stesso faceva opera di "reclutamento" di potenziali coloni nell'area più "ideologizzata" dell'ebraismo newyorkese: Goldstein fu uno di questi. Ma allora perchè utilizzare sempre, come giustificazione all'occupazione del centro storico, il massacro del 1929? Infatti nessuno degli attuali coloni di Hebron è legato a quell'evento che, continuamente evocato, ha reso necessario ai veri discendenti degli ebrei scampati al Tarpat di inaugurare nel 1997 una campagna pubblica per contestare il diritto dei settler di parlare a nome loro. In realtà questa campagna non ha sortito un grande effetto proprio perchè si tratta di una situazione talmente complessa e paradossale da risultare incomprensibile al pubblico esterno, e tuttora si utilizza - a torto - il fantasma del '29 a sostegno di qualsiasi azione dei coloni. Basta questa campagna da sola a demolire alla base tutto il mito su cui si fonda la "legittimazione" dei settler.
Ma chi sono allora i coloni di Hebron? A chi servono?
[Hebron 24 Giugno 2005 - stella di Davide con al centro una svastica (aggiunta in un secondo momento) sulla porta di un'abitazione palestinese, foto di Ettore]
Al termine del nostro giro, mi fermai a parlare con due giovani soldati di guardia alla Tomba dei Patriarchi. Uno etiope, l'altro mi pare nato a Eilat. Non avevano alcuna intenzione di stare lì, a proteggere stranieri privilegiati dai quali vengono anche disprezzati (perchè ogni tanto l'IDF cerca di "proteggere" anche i palestinesi, come da mandato, invece di attaccarli, come vorrebbero i coloni). Duemila soldati per poco più di quattrocento fanatici, a impedire lo svolgimento di una vita "normale" a 20000 palestinesi, quanti sono i residenti del centro: è una sintesi di quello che succede in scala maggiore nei Territori Occupati. Poi in televisione vedo gli stessi soldati che cacciano via due famiglie da due nuove case occupate nel suq (il sistema degli outpost rodato in tutta la West Bank). Immagini drammatiche, ma nessuno dice quanti altri ce ne stanno lì, nella stessa zona, e cosa fanno realmente. Due famiglie sgomberate ad Hebron sono uno specchietto per le allodole (come lo fu, con un margine di rischio infinitamente superiore, tutto lo sgombero da Gaza), perchè la situazione resta invariata: un'enclave armata dell'estrema destra israeliana che ospita al suo interno le fila del Kach e, con Federman, del Jewish Task Force, un'organizzazione americana di fundraisng e reclutamento per le organizzazioni fondamentaliste ebraiche. Yair Kotler, giornalista israeliano autore di una biografia di Kahane, ne ebbe a dire:
- DA QUESTO CEPPO EBRAICO STATUNITENSE, ULTRARELIGIOSO, ULTRAFANATICO, ESTREMAMENTE CONVINTO DELLA SUPERIORITA' DELLA PROPRIA STIRPE E VIOLENTO, DERIVANO I COLONI CHE OGGI INSANGUINANO I TERRITORI OCCUPATI DELLA PALESTINA CON LA LORO PREPOTENZA, LA LORO PASSIONE TUTTA AMERICANA PER LE ARMI ED IL GRILLETTO FACILE, IL FANATISMO MESSIANICO CHE LI CONTRADDISTINGUE. GLI STESSI ISRAELIANI NON LI AMANO, POICHE' ESSI RAPPRESENTANO L'ACCEZIONE PIU' NEGATIVA DELLA DESTRA RELIGIOSA, CARATTERIZZATA DAL LORO SPIRITO GHETTAIOLO E ANTISOCIALE. EPPURE, PROPRIO QUESTI COLONI DETERMINANO LA POLITICA ISRAELIANA A CAUSA DELLA LORO ESTREMA AGGRESSIVITA' E SPREZZO DELLA LEGALITA' INTERNAZIONALE. QUESTI COLONI, DETESTATI DAL LORO STESSO POPOLO SEPPURE BLANDITI DAI POLITICI, VENGONO DEFINITI, DAI NOSTRI MEDIA ADDOMESTICATI, "PACIFICI PIONIERI". - [da arab comint]
Qualcuno ci disse che laggiù abitavano "i più cattivi". Vittime di quegli "apparati di cattura" ai quali si riferiscono Deleuze e Guattari in Mille Plateaux.
Captivus significa "fatto prigioniero": la politica delle popolazioni in ostaggio trova in Hebron la sua massima affermazione. Più cattivi sono i coloni, autoreclusi prima in un estremismo (estetismo?) ideologico e poi in delle vere e proprie gabbie protette dai soldati, in attesa del Messia. Più cattivi sono i giovani soldati, intrappolati dal dovere incomprensibile di proteggere dei fanatici da una popolazione inerme. Più cattivi sono i palestinesi, costretti a vivere all'ombra dei rifiuti, a dover essere controllati per entrare nella loro moschea, a sopportare i soprusi continui del razzismo dichiarato dei coloni. A vivere nella paura. Meglio tenere ben presente questo, nel caso dovesse riproporsi un nuovo Kedoshei Tarpat. Che forse è proprio quello che qualcuno sta aspettando per giustificare la mossa successiva.

[Hebron 24 Giugno 2005 - Soldati di guardia alla Tomba dei Patriarchi (e me stesso), foto di Daria]
diego [originariamente scritto per secondoprotocollo.org]
Per vedere qualcosa di meglio, segnalo dal sito di Kawther una galleria di foto di Hebron un po' più recenti di queste...
