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domenica, 19 novembre 2006

Il rogo di tre fantocci in una manifestazione di piazza ha sollevato un canaio demenziale.
[da indymedia]

da repubblica, i tre fantocci - poi bruciati - incriminati


I tre fantocci bruciati a Roma, uno bardato con un maghen david, uno con una bandiera yankee ed uno con la bandiera della Repubblica Sociale italiana, sono diventati nei giornali rispettivamente "travestiti da soldati israeliani, statunitensi ed italiani". Complimenti all'obiettività e all'acutezza visiva di questa legione di imbrattacarte di ogni colore, peraltro degnissimo specchio di quel mucormicotico gregge di decerebrati che va sotto lo stigma -più che sotto il nome- di "popolazione italiana". Ciò non toglie che l'atto, quasi sicuramente compiuto da gente che non ha mai fatto un giorno di trincea in vita sua e che nessuno ha mai bombardato, perquisito o ucciso, sia stato avventato ed evitabile. Per due motivi. Il primo motivo è che, contrariamente alle consuetudini, chi lo ha organizzato lo ha organizzato gratis, in modo mediaticamente invendibile. Invece delle bandiere, si potevano porre sui fantocci dei bei drappi con il marchio di qualche sponsor, no? E poi, che diamine, si poteva pur trovare una bella ragazza, travestirla da Pasionaria con una kefiah trasparente e poco altro addosso, cui conferire sotto le telecamere l'ambìto incarico di appiccar le fiamme. La fortunata, oggi, starebbe contendendo compiti, incombenze ed onori alla Gregoraci! Detta in questo modo pare un calembour per cretini. Ma se si pensa che tutte le domeniche in ogni stadio di questo barzellettistico paese succede ben di peggio senza che nessuno pensi di andare a ciarlarne in Ciarlamento, si ha una prima idea di quale sia davvero l'aspetto grave della cosa: la vera colpa di chi nelle manifestazioni brucia bandiere, urla contro l'esercito o contro i Caduti Nell'Adempimento Del Dovere© è data dalla pessima abitudine di farlo senza pagare e senza spendere. Mica porta soldi in tasca a Moratti, a Berlusconi o a Della Valle o a chi diavolo volete. Perché i buffoni in Ciarlamento e le iene dei giornali ormai capiscono solo quelli. Dunque chi lo fa va affossato in ogni modo: linciato sulla stampa, esecrato in sede pubblica e peccato sia passato di moda il plotone d'esecuzione. E' proprio un panorama rivelatore quello del Ciarlamento in cui prendono parola un Maroni (preso a manganellate come un nogglòballe qualunque quando Napolitano era ministro degli interni, se non ricordo male), un Calderoli (definito "un cavadenti" dai suoi stessi compagni di partito), un Berlusconi (saltò all'ultimo momento, nel 2005, la sua idea di usare Mambro e Fioravanti come testimonial a Firenze): viene da sghignazzare se si pensa da che pulpiti arrivano certe censure e certe condanne. E le prime pagine dei giornali on-line di oggi? l'esecrazione di Napolitano impaginata tra due colonne di femmine in mutande dà l'esatta misura di quale sia il senso civico dei gazzettieri cui i sudditi italiesi hanno da tempo delegato le loro funzioni cerebrali. Soldi e prugna; più in là osano solo i "terroristi". Va ricordato anche come il signor Ehud Gol, ambasciatore di eretz Israel nella penisola italiana (i'tal'ya, in ebraico suonerebbe come "isola della rugiada divina", pensate un po'), accolto a male parole all'Università di Firenze, non trovò di meglio che accusare i manifestanti di essere "pagati dai palestinesi". E' chiaro che nel sempre più agghiacciante "Occidente", o almeno nei suoi esponenti diplomatici e politici più di spicco, è diventato impensabile persino che qualcuno si azzardi a contestarli gratis. Questo, caso mai ce ne fosse bisogno, deve far riflettere sulla concezione di "democrazia" che ci rimpastiamo da vent'anni a questa parte e soprattutto sulla siderea e crescente distanza che esiste tra potenti e sudditi. Due mondi diversi. Il secondo motivo per condannare l'avventatezza del gesto va cercato nella visibilità mediatica che esso ha avuto, e che a ciarle esaurite lascerà il tempo che trova: la prossima settimana torneranno di moda i pitbull mordaci, o le bottiglie d'acqua bucate con le siringhe, o lo scandaletto scopereccio in Ciociaria. Niente di strano. Ma nel frattempo, il focherello romano ha cacciato dalle prime pagine le notizie che avremmo voluto e dovuto trovarci. Prima tra tutte la farneticante asserzione di Blair secondo la quale l'aggressione all'Iraq si starebbe risolvendo in un disastro, ma che la colpa di tutto questo sarebbe... di AlQaeda. Il Ciarlamento e i gazzettieri ciarlino pure di fantocci e di fiammelle; il loro mondo, fatto di certezze da barzelletta, di pompini sotto i tavoli, di corruzione e di porcate indescrivibili è ogni giorno più diverso dalla vita reale. Una vita reale in cui le "esportazioni di democrazia" che tanto hanno affascinato Massimo d'Alema ed il suo fraterno commensale Berlusconi hanno provocato tragedie epocali il cui conto, si può star sicuri, non sarà certo pagato da questa masnada di parassiti. Saranno i poveri a pagarlo, come al solito.


NEW!!!
APPELLO DELL'ASSOCIAZIONE PER LA SALVAGUARDIA DEI FANTOCCI
postato da: khalastin alle ore 15:42 | link | commenti (6)
categorie: fandonie, merde, mediawar, khalas info, dentro fino al collo
info: khalas.it et gmail.com

Commenti
#1   19 Novembre 2006 - 16:04
 
19/11/2006
L'EDITORIALE DI RADIO CITTA' APERTA
domenica 19 novembre 2006

NON CHIAMATECI GIORNALISTI!
Ricordando Raffaele Ciriello, Josè Couso e Brad Will

Abbiamo ascoltato le affermazioni dell'onorevole Diliberto sulla manifestazione di Roma per la Palestina del 18 novembre e, ci dispiace dirlo, dobbiamo dissentire. Il segretario del PdCI, che pure apprezziamo per il coraggio dimostrato nel portare il suo partito al corteo di Roma e per il fatto che nelle stesse ore un suo compagno fosse a Beirut a incontrare gli esponenti di Hezbollah e del Partito Comunista Libanese, ha affermato che, se i mezzi di comunicazione parlano del corteo pro-Palestina esclusivamente per i fantocci bruciati e gli slogan offensivi senza raccontare obiettivi e argomentazioni dell'iniziativa, la colpa è dei "quattro delinquenti" responsabili del gesto che, quindi, vanno considerati nemici del popolo palestinese.
Ma non sarebbe più coraggioso dire, Onorevole Diliberto, che ad essere nemici della Palestina sono i principali mezzi di informazione e i loro padroni e padrini politici? Certamente sarebbe più scomodo, ma anche più corretto.
Si potrebbe dire che i ragazzotti che hanno acceso il falò e gridato gli slogan incriminati sono degli ingenui - perché sono caduti nella trappola pronta a scattare - o degli inopportuni ed egoistici esibizionisti, preoccupati più di apparire sulle prime pagine e nei titoli di testa dei TG che della riuscita politica della manifestazione. Ma perché definirli "delinquenti" o affermare come hanno fatto alcuni media, che la manifestazione ha avuto un "carattere violento"? Forse si è ferito qualcuno sabato a Roma, o qualcuno è stato aggredito? No, anzi. Nonostante la triviale immagine riportata dai "mezzi di informazione" e come testimoniano ore di filmati e di interviste girati da reporter di decine di testate - ma mai proposti a lettori, ascoltatori e spettatori - la manifestazione è stata caratterizzata dalla determinazione ma anche dalla gioia, dall'allegria di essere in tanti a sostenere un popolo quotidianamente martirizzato: musica, tanti bambini con le mamme e i papà, ragazzine di tredici-quattordici anni alla loro prima manifestazione, cartelli scritti pazientemente a mano dai singoli manifestanti, ecc. Questo avrebbero dovuto raccontare le cronache di quotidiani e TG. Insieme ai fantocci bruciati e agli slogan triviali, certamente, ma anche insieme alla negazione del visto da parte del governo italiano per una esponente storica della resistenza palestinese, la laica e marxista Leyla Khaled. Ma così, evidentemente, i media avrebbero dovuto ammettere, seppure per un attimo, che i palestinesi non sono poi quel branco di fondamentalisti islamici assatanati di sangue. Oppure si potevano raccontare le motivazioni di chi chiede che la regione Lazio interrompa l'elargizione di ben 500 mila euro alle strutture sanitarie di uno degli stati più potenti e ricchi del mondo, Israele, mentre a Roma c'è chi aspetta sei mesi - un anno per potersi fare una TAC negli ospedali pubblici e mentre le ambulanze palestinesi sono ferme perché il vile embargo decretato dalla "comunità internazionale" ha lasciato a secco di benzina i loro serbatoi. Certo, raccontando queste cose, forse la simpatia dell'opinione pubblica nei confronti per Tel Aviv - a dir la verità già assai scarsa - calerebbe un po'.
Ma non è questo il compito dei giornalisti: raccontare, spiegare, scavare oltre l'ovvio e il banale?
E invece TG e giornali non ci raccontano ormai un bel niente, se non bugie e falsità.
Qualcuno si è forse degnato di spiegare cosa rappresenta quella bandiera bruciata nelle piazze di tutto il globo da chi si oppone ai crimini di Tel Aviv? No, perché altrimenti bisognerebbe raccontare che le due strisce azzurre in campo bianco rappresentano i fiumi Nilo ed Eufrate da conquistare ed ebraicizzare secondo quell'ideologia sionista che accomuna praticamente tutte le maggiori forze politiche israeliane, da destra a sinistra, e tutti i governi di quel paese dal 1948 ad oggi.
Riguardo al fantoccio del militare italiano - al di là che si condivida o meno il gesto del rogo - non era un DOVERE dei giornalisti raccontare che la bandiera italiana aveva nel centro un fascio littorio, quello stesso simbolo criminale e illegale che invece abbiamo visto appeso, come se niente fosse, sul letto di uno dei militari italiani colpiti nell'attacco contro la caserma di Nassirya? Ve li ricordate i militari italiani che si divertivano a sparare sulle ambulanze - crimine per i quali sono sottoposti a procedimento giudiziario da parte di un tribunale italiano? E perché mai questi mercenari arroganti, fascistoidi e superpagati dovremmo considerarli i "nostri ragazzi", i "nostri eroi", o addirittura i "nostri martiri"? Quando usiamo il termine eroe siamo più inclini a ricordare quella giovane ragazza statunitense, Rachel Corrie, assassinata da un bulldozer israeliano mentre cercava di impedire la distruzione di una casa palestinese.
Ai leader politici che tra gli applausi di tutti - tutti! - i gruppi politici versano lacrime di coccodrillo ricordando in parlamento quello che chiamano "il sacrificio dei martiri di Nassirya" chiediamo: quanti dei vostri figli si sono sacrificati per la patria negli ultimi 60 anni?
Che nel nostro paese non esista da tempo un giornalismo indipendente e plurale, lo sappiamo bene. Al di là dell'anomalia Berlusconi i mezzi di comunicazione ed informazione che contano sono tutti nelle mani di pochissimi gruppi editoriali controllati da precisi interessi politici ed economici, alleati o comunque subalterni ai principali gruppi di potere.
Ma ciò non basta a spiegare quel deserto che è diventato il sistema italiano dell'informazione. Perché se è vero che esiste una censura sistematica esercitata dai direttori e dai proprietari, è anche vero che i giornalisti sono il più delle volte più realisti del re, e che esiste ormai da tempo una censura preventiva e automatica esercitata dai singoli "professionisti" senza che i controllori debbano muovere un dito. Quando chiediamo spiegazioni sull'asservimento di quotidiani e tg nei confronti dei poteri forti, i nostri colleghi alzano le spalle. "Che possiamo fare?" è la risposta, ovvia ed auto assolutoria.
E quindi, dopo le lacrime di coccodrillo di Casini per i martiri di Nassirya, il TG5 delle 13 di domenica 19 novembre ci propone, invece che la notizia di un giovane insegnante palestinese ammazzato da un missile israeliano mentre era su uno scuolabus, un lungo e dettagliato servizio su quanti soldi ha sperperato Tom Cruise per la sua festa di matrimonio nel castello di Bracciano, oscena celebrazione della prepotenza e dell'indecenza dei più ricchi. E poi giù col gossip e lo sport, il moderno Colosseo, Panem et Circenses. La realtà scompare, nella speranza che non raccontandola gli spettatori se ne stiano buoni, a sopportare pazienti sacrifici e rinunce, aspettando il prossimo matrimonio di un vip.
Dovremmo forse piegarci a questa logica? No. Non accettiamo lezioni di professionalità da parte di chi in questi giorni ha descritto sistematicamente come un "errore tecnico" il massacro di 19 inermi palestinesi nelle loro case, mentre dormivano; non accettiamo lezioni di etica da parte di chi, tanto per rimanere a casa nostra, ha comprensivamente definitivo bulli - in fondo allegri ragazzacci, un po' troppo vivaci forse - dei veri e propri criminali autori di stupri e di aggressioni razziste nei confronti dei più deboli e dei diversi?
"Ma voi non siete giornalisti!" ci ripete da anni una parte della "categoria" che ci guarda dall'alto in basso, che ci accusa di parzialità, di essere poco professionali, poco autorevoli. Ma francamente, di fronte all'osceno spettacolo dei TG e dei quotidiani di questi giorni, questa presa di distanza ci rinfranca, ci allieta, ci consola. Se essere giornalisti vuol dire essere giullari al servizio del più forte e nonostante ciò essere presi a calci in culo, colpiti dalla precarietà e dai tagli nelle redazioni, preferiamo non farci chiamare giornalisti.
Intanto ci rimbocchiamo le maniche e, tra le tante tragedie che la realtà ci costringe a raccontare, ricordiamo il sacrificio di Raffaele Ciriello in Palestina (ammazzato da un colpo di cannone israeliano), di Josè Couso in Iraq (ucciso da un tank statunitense) e per ultimo di Brad Will (freddato da un sicario al soldo del governatore di Oaxaca), e di tanti altri colleghi scomparsi mentre erano in prima linea nella battaglia per la libertà di informazione. E, naturalmente, presto dimenticati dalla "categoria".

Un'ultima domanda permettetecela: se all'interno di un'iniziativa pubblica qualcuno bruciasse le bandiere dell'Iran, della Siria, di Cuba, o che so, della Corea del Nord, potrebbe aspirare alle prime pagine dei giornali?
utente anonimo

#2   20 Novembre 2006 - 09:20
 
Facciamo bene attenzione! Le reazioni dell’intero arco parlamentare alla manifestazione del 18 novembre indetta dal “Forum Palestina” non sono gli ordinari latrati dei patrioti offesi dagli eccessi estremistici. Qui si sta dicendo una cosa molto più inquietante.

Si sta dicendo che, poiché le manifestazioni contro il proprio governo e il proprio imperialismo possono essere attraversate anche da un solo slogan (si badi in questo caso che non si sta parlando neppure di una sola arma impropria o di una sola vetrina sfasciata) “indicibile”, d’ora in avanti incorreranno nel rischio di essere vietate e/o di essere sanzionate penalmente. Anzi, visto che dello slogan “indicibile” le migliaia di manifestanti neppure si sono accorti, l’arco parlamentare ha fatto sapere che ciò è irrilevante: per vietare o reprimere una manifestazione ostile d’ora in avanti si potrà utilizzare un detective cameraman per scovare lo slogan o addirittura inventarselo. Rilevante è solo ciò che –vero o falso o esagerato- viene rappresentato dal Monopolio dell’Informazione Ufficiale (MIU). La minaccia in tal senso è chiarissima e, data la condivisione destra-sinistra- essa ha un’altissima probabilità di essere mandata ad effetto. Anche dopo le mobilitazioni di piazza del 17 novembre contro la finanziaria, un’opposizione di sinistra al centro-sinistra diventa assolutamente intollerabile. A sinistra è vietato protestare!!!

Da qui ad arrivare anche ad una legge che punisce come reato la critica al sionismo e all’imperialismo il passo è breve. Come è noto, già in Francia è stato sancito per legge che il colonialismo è stato un fenomeno progressivo.

Ciò premesso, pur essendo presenti alla manifestazione di Roma non abbiamo sentito gli slogan incriminati, ma anche da quanto abbiamo visto dalle riprese televisive e sentito dai commenti pur particolarmente faziosissimi, gli slogan sarebbero stati “indicibili” e “orribili” perché additavano i soldati statunitensi, israeliani e italiani come aggressori, simili ai nazisti, delle popolazioni mediorientali.

Se così stanno le cose, capiamo l’on. Bertinotti che li aggettiva come indicibili e orribili, se ha un senso sostanziale il suo “non posso non dichiararmi ebreo”, aggiornato nel corso degli stermini a danno di donne e bambini palestinesi. Capisco pure che a lui faccia eco l’on. Franco Giordano dopo che egli apertis verbis ha dichiarato, in un’intervista al Manifesto di alcuni mesi fa, che l’antisionismo equivale ad antisemitismo. Francamente, però, non riusciamo a capire perché un comunista debba preoccuparsi di zittire la prossima volta chi pronuncia questi slogan. Una preoccupazione del genere ci sembra il preludio del suicidio nel timore di essere ammazzati.

Naturalmente, teniamo per fermo il discorso, se tutto ciò che abbiamo visto e sentito è vero. Se poi ci sono stati altri slogan che inneggiavano a massacri gratuiti, per di più di persone innocenti, o dileggiavano pacifici turisti in visita ai resti di Babilonia o giustificavano mitragliamenti su persone convenute ad una festa di matrimonio o invitavano a torturare e mutilare i soldati italiani, il discorso cambia. A slogan di questo genere cercheremmo anche noi di opporci con la critica.

Veniamo però al punto che più mena scandalo: 10, 100 Nassirya. Nel corso della manifestazione peraltro non è stato neppure gridato, se si deve prestar fede a tutti quelli che vi hanno partecipato. Lo sciacallaggio televisivo, nello stile di Emilio Fede, ha ripetuto ossessivamente di averlo ascoltato, ma non è riuscito a farcelo ascoltare. Abbiamo seguito tutti gli infuriati tg, ma da nessuno di questi siamo riusciti a captare il famigerato slogan. Anche dalle molteplici telefonate fatte per sapere se qualcun altro presente l’avesse ascoltato, abbiamo ricevuto sempre risposte negative. Ciò precisato, questo slogan è sbagliato nella misura in cui lascia intendere una sorta di soddisfazione per la morte di qualcuno. Non troviamo sbagliato però che un comunista, schierato contro un’aggressione imperialista, si auguri che questa venga sconfitta dagli aggrediti. Altrimenti lo slogan del sostegno alla resistenza contro gli occupanti, ma persino quello della legittimità di quest’ultima rischia di diventare un modo di dire avventato di cui non si comprendono bene nemmeno le conseguenze. O no?

Finora, questo augurio non stato neppure previsto come reato. Il rischio che lo diventi con la benedizione dell’on. Bertinotti non sarà scongiurato con patetiche giustificazioni ed autocensure, ma ribadendo la legittimità e la necessità delle mobilitazioni contro le aggressioni imperialistiche, che non sono meno aggressive e meno imperialistiche per il fatto di essere condotte dalla solita “brava gente”.

Infine vogliamo ricordare che nell’ultimo giro propagandistico per il mondo il presidente Bush è stato accolto con manifestazioni oceaniche dove la sua effige e la bandiera statunitense veniva bruciata tra il tripudio generale dei presenti. E persino negli Usa è tradizione rappresentare i propri governanti nelle forme più sanguinarie e orripilanti possibili senza che questo susciti scandalo o determini autocensure ingiustificabili.

I compagni di Red Link

fonte: red_link@tiscali.it
utente anonimo

#3   20 Novembre 2006 - 11:22
 
Io ho marciato a Roma per la Palestina il giorno 19 novembre. Fossi stato a Milano avrei marciato a Milano: per la Palestina naturalmente. Io non so quanti eravamo, a Roma, non li ho contati. So che c'era un sacco di gente come me, che manifestava pacificamente. So anche che ci sono dei provocatori e degl'imbecilli, che lavorano per fare in modo che l'indomani altri imbecilli scrivano stupidaggini sulle prima pagine dei giornali, attribuendo ai manifestanti (molti) le provocazioni di pochi la cui provenienza è incerta (per alcuni) e la stupidità è invece certa (per altri). Ricordiamo tutti la storia delle dieci lattine di coca cola contro Fassino, che oscurarono una manifestazione di decine di migliaia di pacifisti dell'epoca. Così funziona l'informazione cialtrona. Io non ho marciato con i teppisti, come scrive delirando Miriam Mafai sulla prima pagina di Repubblica. Ho marciato per la Palestina. Perchè io sono per due stati e due popoli, ma non sto "dalla parte d'Israele" - come ha detto Massimo D'Alema - mentre bombarda i palestinesi chiusi nella prigione di Gaza e nei territori occupati da Israele. Io ho marciato dalla parte dei più deboli, che hanno votato e si sono scelti legittimamente un governo e che, per questo, sono stati sottoposti al blocco. Io ho marciato perchè Israele restituisca 500 milioni di dollari dei palestinesi ai palestinesi. Io ho marciato contro la sperimentazione di nuove armi contro i civili palestinesi. Ho marciato perchè il muro di Israle, che ruba altra terra ai palestinesi, venga fermato e abbattuto. Ho marciato contro un' Europa ipocrita e pilatesca che non sa distinguere l'aggressore dall'aggredito. Ho marciato e marcerò ancora, anche sapendo che i provocatori ci saranno di nuovo e ancora di nuovo. Ma non mi lascerò intimidire dai provocatori che, dalle pagine dei giornali del regime, vorrebbero che me ne stessi a casa, o manifestassi per dare ragione a loro.


di Giulietto Chiesa
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=2901 utente anonimo

#4   20 Novembre 2006 - 13:38
 
qualche commento interessante ospitato su splinder:

anzetteln

vitabeffarda

pistorius

resistenzaglobale

andreaoleandri
utente anonimo

#5   21 Novembre 2006 - 19:37
 
da www.forumpalestina.org

Il Forum Palestina replica al killeraggio mediatico sulla manifestazione di sabato a Roma

Comunicato stampa
Un esposto alla Procura della Repubblica di Roma ed un altro alla Commissione di Vigilanza sulla RAI del Parlamento. Sono queste le prime iniziative legali intraprese dal Forum Palestina di fronte a quello che definisce “un killeraggio mediatico” sulla manifestazione per la Palestina di sabato 18 novembre a Roma. “Non è possibile né accettabile che di una manifestazione partecipata, tranquilla, riuscita, con una piattaforma chiara, spiegata ripetutamente e a lungo a tutti i giornalisti presenti, l’immagine che i telegiornali hanno restituito all’opinione pubblica sia quella dei roghi e di pochissimi slogans sui morti di Nassirya”. “Siamo di fronte ad una manipolazione della realtà che è sospetta e irricevibile”. Sarebbe come se una splendida partita a cui hanno assistito in diretta migliaia di persone fosse poi rappresentata la sera dalle televisioni solo con l’episodio di un fallo con espulsione. Chiunque penserebbe di aver assistito ad un’altra partita rispetto a quella trasmessa dai telegiornali”.

Per questi motivi verrà presentato un esposto alla Procura di Roma per diffamazione (relativa ad alcune sovrapposizioni tra volti e commenti redazionali che distorcevano il contenuto) e per richiedere l’acquisizione di tutto il materiale girato dalle televisioni dalle 14.00 fino alle 17.30 di sabato pomeriggio. Analogamente verrà presentato un esposto alla Commissione Vigilanza sulla RAI per verificare come e quanto il servizio televisivo pubblico si sia volutamente prestato ad una imboscata mediatica strumentale ad una resa di conti politica dentro la coalizione di governo e nei rapporti tra esecutivo e opposizione.

Roma, 21 novembre ’06
Il Forum Palestina

Serventi Longhi (FNSI) sul trattamento che i media hanno riservato al corteo pro-palestina di Roma: " siamo di fronte all'impazzimento dell'informazione e deella comunicazione "

Roma
“Ho una tragica certezza, che è quella che ormai l’informazione segue un percorso perverso. Di un evento i media enfatizzano una parte marginale, assolutamente non centrale, quella che però rende l’evento particolare, un cazzotto nello stomaco: credo che così non vada bene.”

Questo è ciò che Paolo Serventi Longhi, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha affermato ai microfoni di Radio Città Aperta in una lunga intervista andata in onda questa mattina alle 11.00, incentrata sull’analisi del modo in cui i mezzi di informazione hanno trattato una serie di eventi che si sono svolti nella giornata di sabato, in particolar modo il corteo per la Palestina di Roma.

“Sabato vi erano diverse ipotesi di concentrazione di opinioni in dissonanza con quelle dell’attuale governo e di quello precedente. Vi erano tutta una serie di eventi assolutamente rilevanti rispetto ai quali tutto è scomparso, tutto è stato cancellato: la partecipazione, i temi, lo sforzo di mobilitare la gente. Invece è stata enfatizzata una vicenda, quella del rogo dei fantocci con le divise, che da tre giorni monopolizza gli organi di informazione, radio, TV e quotidiani. E’ stata approvata una Finanziaria e scarse tracce vi erano di questo sui giornali di ieri.

Io credo che siamo tutti impazziti. Siamo di fronte ad un impazzimento dell’informazione e della comunicazione nella società italiana. E’ incredibile come ormai l’informazione in Italia - forse per strumentalizzazione, forse per incapacità di trovare il senso delle cose che accadono - enfatizzi un fatto che è stato chiaramente circoscritto. Quello che preoccupa è che il messaggio mediatico viene immediatamente raccolto, enfatizzato e amplificato dal sistema politico. Non vorrei che l’istituzione e la politica fossero un tutt’uno con questa cassa di risonanza mediatica che non riesce più a vedere al di là del proprio naso.”

Aggiunge il leader del sindacato nazionale dei giornalisti Serventi Longhi ai microfoni dell’emittente romana:

“La libertà di informazione va difesa. Stiamo rinnovando un contratto che limiti la precarietà nel settore giornalistico; d’altra parte però gli interessi politici ed economici delle testate, dei proprietari delle testate e degli amici dei proprietari delle testate operano un tale condizionamento da generare un coro unanime che rende impossibile capire quello che succede”
(Fonte:Rca news )


utente anonimo

#6   24 Novembre 2006 - 15:14
 
gran bell'articolo:
http://www.forumpalestina.org/news/2006/Novembre06/23-11-06La_fabbrica_del_falso.htm
utente anonimo

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