

Nella trappola dell'identità...
...succede di tutto: per fare "massa demografica", tra le maglie dell'immigrazione dall'est Europa fortemente voluta negli ultimi anni dai governi israeliani (non solo Sharon), sono passati anche i neonazi russi. L'arbitrio assoluto su cui si basa l'improponibile Legge del ritorno mostra il suo vero volto di strumento nel momento in cui, come da esempio heideggeriano, smette di funzionare.
Quegli immagrati tanto ben voluti persino dal newyorkese Kahane per ingrossare le fila della sua organizzazione smontano il confine tra ciò che legalmente si dovrebbe essere e ciò che si vorrebbe, in un cortocircuito simbolico impossibile da occultare, tanto che persino Repubblica ne parla. Oggi.
Come curiosità, certo, anche perchè di israeliani "antisemiti" non è che ce ne siano chissà quanti, anzi, in tutta onestà saranno certamente enumerabili con poche paia di mani, ma non è propriamente come il "satanismo" in una nazione cristiana. Anche perchè la questione "Ebraica" non viene relegata, in Israele, ad un ambito puramente confessionale: qui siamo di fronte ad Israeliani contro le fondamenta simboliche su cui si basa lo stesso principio d'esistenza dello Stato.
Ci sarà da rivedere solo la "Legge del ritorno"? Ebbè, probabile. Che faccia comodo mostrare l'errore in una singola legge e nelle sue "aperture". Ma il problema vero, lo sanno anche i ciechi, è che una legge sola non basta ad arbitrare le cittadinanze, figuriamoci l'identità. Che è ben altra cosa, e qualsiasi tentativo di "normativizzarne" una a valle è destinato al fallimento.
