

La minaccia Qassam

Non ci siamo dimenticati di lui. Il nostro romantico Premier è stato anche a Sderot, scortato da Livni. L'argomento di conversazione sono stati i razzi Qassam. Che alcune nostre testate amano chiamare "missili". Fortunatamente i media israeliani non raggiungono lo stesso livello di ipocrisia. Ma quasi.
L'articolo di Ynetnews del 7 Luglio porta l'allarmante titolo di una "Hamas Army" costituitasi a Gaza. I contenuti sono ancora più inquietanti:
"[...] Hamas has developed a real military industry, which operates inside buildings and private houses. The weapons manufactured there already have serial numbers, which testify to the development of this military industry," the intelligence officer said.
Il termine utilizzato è proprio questo, "military industry", sotto lo sguardo corrucciato e responsabile di Prodi. La minaccia è terribile e Livni sottolinea:
"There is great significance to the fact that the prime minister of Italy, one of the most important nations in Europe, is seeing the Qassam threat in Sderot firsthand."
A sentirli uno s'immagina un sistema industriale a Gaza estremamente avanzato, in grado di mettere sotto scacco lo stato più militarizzato al mondo. Ma com'è fatto un Qassam, come viene prodotto, qual'è la sua portata distruttiva?
I Qassam sono razzi artigianali, "fatti a mano" per intenderci. Il sistema propulsivo "si basa sulla semplice reazione chimica ricavata dalla combustione di elementi: la formula preferita è solitamente nitrato di potassio e zucchero anche se non mancano le alternative (ricavate fertilizzanti e sostanze chimiche quali lo zolfo)" [da wikiitalia - da notare la differenza di parzialità tra la voce italiana e quella inglese].
Questi "razzi" hanno una portata massima di 10 km, giusto quanto serve a superare i confini di Gaza: dall'interno dei confini (ché fuori mica si può uscire) l'unico centro abitato raggiungibile è Sderot, questo significa che i razzi devono praticamente essere sparati sempre dallo stesso punto, ovvero un'area estremamente limitata, quella di Beit Hanoun. Qualsiasi "attacoo" con un tale livello di prevedibilità non può essere considerato una preoccupante "minaccia" militare, ma tant'è.
I Qassam vengono "sparati" come i fuochi d'artificio: su piani inclinati per favorire il moto parabolico. Ovviamente non hanno sistemi di puntamento, nè di autodetonazione. La carica esplosiva, non sempre caricata, difficilmente "esplode" al contatto ("atterraggio"). In genere l'effeto di un Qassam è questo:

Ma è pur sempre un pericolo: non credo sia piacevole per nessuno vivere in un posto dove potrebbe pioverti un bel pezzo di ferro in testa. Solo che se il mio Premier in visita dichiara, relativamente alla "minaccia" che attanaglia Sderot, che "It's hard to see the daily suffering of the residents here. It's impossible to live like this", a me farebbe piacere ricordargli che a Gaza e nella West Bank (e in Libano) si vive sotto la "minaccia" di ben altra produzione bellica alla quale il nostro simpatico governo partecipa.
E non stiamo parlando di "artigianato" ma di belle industire che - grazie alle esportazioni - stanno facendo volare l'economia israeliana, contrariamente a quanto ci si aspetti. Hanno anche dei siti internet aziendali di tutto rispetto, con l'elenco dei prodotti, le brochure, le partnership, date un'occhiata:
- La Israeli Aircraft Industries (IAI) , con i suoi sistemi satellitari di difesa antimissile all'avanguardia;
- La Israeli Military Industries (IMI) , quella che produce i Merkava per intenderci, i carri armati più potenti al mondo;
- La Rafael Arms Development Authority , quella che produce i missili (non "razzi") con propulsori in ceramica.
Sarebbe bene per Prodi, prima di guardare con preoccupazione il Qassam che ha tra le mani, imparare come si porta ad una crescita miracolosa l'economia di uno stato perennemente in guerra. Potrebbe essere istruttivo anche leggersi l'articolo che segue.
